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Del sogno che la libreria invisibile un giorno lasci spazio ad una libreria vera…

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Sono passati quasi due mesi dal mio ultimo post e che mesi… Ti dicono che è bellissimo inseguire i propri sogni, ma non ti raccontano la fatica che ci vuole, le notti insonni, le giornate di sconforto, le centomila email ai fornitori e millemila fax che dovrai inviare alla Telecom per attivare una dannatissima linea telefonica. Quando però tutto passa e tu riesci a uscirne indenne, quando un puntino di luce si accende in fondo ad un tunnel di incombenze che credevi dovesse non finire mai, quando inizi a sistemare i libri sugli scaffali e tutto ti sembra finalmente vero, allora ti viene da ridere e da piangere, per la gioia questa volta.

“Del sogno che la libreria invisibile un giorno lasci spazio ad una libreria vera” scrivevo alla nascita di questo blog. La casa sull’albero aprirà il 9 novembre e questo traguardo lo devo un po’ anche a chi in questi anni mi ha seguita sul blog e mi ha aiutata a far crescere la libraia che è in me.

Una libreria vera apre i battenti ma Le librerie invisibili non chiudono qui la loro storia: continueranno ad essere il mio avamposto sul web e troveranno il loro spazio sul sito de La casa sull’albero. Presto vi farò sapere come continuare a seguirmi.

Nel frattempo incrociate le dita per la mia inaugurazione!

 

 

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La libreria degli scrittori

Milano, 27 giugno 2014 – La piattaforma di editoria digitale Bookrepublic e l’agenzia letteraria Grandi & Associati in collaborazione con Oliviero Ponte di Pino danno il via a una iniziativa editoriale con una missione precisa: rilanciare, grazie al digitale, libri altrimenti perduti per renderli disponibili ai lettori.

Da oggi è on line il sito della Libreria degli Scrittori (www.libreriadegliscrittori.it)

La Libreria degli scrittori permette di rendere disponibili alla lettura testi introvabili, tanto su carta quanto in ebook. Per i più svariati motivi: perché sono fuori catalogo, perché sono esauriti, perché sono finiti al macero, perché i diritti sono scaduti, perché nessuno li ristampa, perché nessuno li ha voluti, perché nessuno li cerca o perché nessuno li trova.

I libri, o meglio gli ebook, che i lettori trovano sugli scaffali della Libreria degli scrittori sono scelti e consigliati da scrittori che con quei libri hanno particolari affinità e che ritengono utile (o semplicemente piacevole) poterli ancora leggere e consigliare.

In un mondo in cui i ruoli si fanno sempre meno rigidi, gli scrittori diventano librai, mettono la loro esperienza e le loro conoscenze al servizio dei lettori e li aiutano a orientarsi all’interno di una moltitudine di proposte con una bussola che non indica solo il polo delle classifiche dei più venduti. E fanno loro l’orgoglioso motto dei librai di una volta: “non esistono libri esauriti”.

Oliviero Ponte di Pino, nel suo ruolo di “Direttore della Libreria”, spiega: “È uno spazio in cui si possono incontrare scrittori e lettori, per scambiarsi consigli e pareri e condividere le loro passioni. Vuole diventare un luogo dedicato a chi ama i libri, a prescindere da generi e categorie editoriali; l’unico criterio che cerchiamo di seguire è la qualità e l’interesse dei testi, sia di saggistica sia di narrativa”.

La qualità editoriale degli ebook in vendita nella Libreria degli scrittori è la più alta possibile perché tutti i testi pubblicati si valgono della cura degli stessi autori (o dei loro eredi) e di una redazione cresciuta nel culto dei libri ‘ben fatti’, convinta che il contributo del lavoro editoriale sia essenziale per l’aumento del piacere della lettura.

Il nome dell’iniziativa, Libreria degli scrittoririprende il nome di un’iniziativa nata a Mosca, tra il 1918 e 1922, ad opera di un gruppo di intellettuali: sono anni in cui le tipografie hanno smesso di lavorare e ogni attività editoriale è schiacciata fra la censura bolscevica e un’inflazione che fa lievitare i prezzi giorno dopo giorno. Alcuni di loro, insieme a scrittori, “pensarono bene di lanciarsi nell’impresa apparentemente dissennata di aprire una Libreria degli scrittori, che permettesse ancora ai libri, e soprattutto a certi libri, di circolare. (…) Non più un luogo dove si producevano libri nuovi, ma dove si tentava di dare ospitalità e circolazione ai libri numerosissimi – talvolta preziosi, talvolta comuni, spesso spaiati, comunque destinati a essere dispersi – che il naufragio della storia faceva approdare sul banco del loro negozio” (L’impronta dell’editore di Roberto Calasso, Adelphi 2013).

La Libreria degli scrittori apre oggi con le stesse motivazioni e gli stessi obiettivi che aveva quella moscovita quasi un secolo fa: grazie alle risorse del digitale, è possibile mantenere il cosiddetto “catalogo”, ovvero una nutrita lista di titoli non soggetti ai tempi e ai ritmi – spesso frenetici – dei calendari editoriali di oggi.

La Libreria degli scrittori vaglierà ogni proposta di collaborazione e di pubblicazione che riguardi testi i cui diritti digitali siano nella disponibilità degli autori.

L’iniziativa mi ha incuriosita per diverse ragioni:

1 intanto il fatto che una libreria online di ebook diventi editrice di testi però molto particolari, irreperibili, perduti, fuori catalogo;

2 che alle spalle ci sia una redazione formata da scrittori e che la selezione possa essere di qualità, non casuale, anche se i criteri al momento appaiono poco chiari;

3 la disponibilità manifestata alla collaborazione con chiunque voglia proporre la pubblicazione di un ebook.

C’è molto di originale in questa iniziativa, ovviamente saranno gli sviluppi a confermare la sua validità, ma per il momento trovo una piacevole sorpresa quella di utilizzare il digitale per scopi che non siano quelli della produzione di libri più economici (e spesso, manco a dirlo, più scadenti) e trovo interessante che a farsi portatore di un’idea così innovativa ci sia una libreria e non, come sarebbe più giusto, una casa editrice.

Seguirò la faccenda. Nel frattempo, voi cosa ne pensate?

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Non solo libri. Il capitale umano

Confesso. Non sto leggendo. Mea culpa. Eppur l’anno l’avevo iniziato in quarta con una serie di letture entusiasmanti, e altrettanto entusiasmante si presentava la pila di libri regalatimi a Natale. Ma poi sono stata incastrata. Colpa sua, del Libro Bello.

Il Libro Bello è quel libro che hai acquistato a scatola chiusa, presa da un irrefrenabile entusiasmo in libreria causato dall’incomparabile bellezza del suo predecessore: il Capolavoro dell’Autore Bravo. Così dopo aver bramato il Libro Bello sin dalla sua uscita, dopo aver ascoltato le recensioni entusiaste dell’amica con i gusti simili ai tuoi, un pomeriggio ti sei apprestata a leggerlo con tutti gli onori dovutigli: poltrona, atmosfera tranquilla, luce soffusa, tazza di thè: tutto quello che occorre per gustarsi un Libro Bello.

i love u winter | via Facebook

Ma lì qualcosa è andato storto. Il Libro Bello si è rivelato ostico, un po’ pesante, le pagine non scorrevano, hai interrotto la lettura per giocare a Candy Crash. Non è che il Libro Bello non sia bello, questo proprio non puoi ammetterlo, magari non è arrivato nel momento giusto, magari se ci riprovi si creerà quel feeling tanto atteso. Nel frattempo l’hai deposto lì sul comodino. Non puoi passare ad altro, sai che non lo leggerai più; non puoi semplicemente cassarlo, non è mica un Libro Brutto. Così ti sei arenata, ecco tutto.

Allora cosa fai? Puoi cercareer altri diversivi in attesa di finire quel libro che ti blocca. Nel mio caso il diversivo è andare tanto al cinema e convincermi che i miei lettori non se la prenderanno se per il momento invece di recensire Libri Belli parlo invece di Bei Film. In fondo questa è una libreria invisibile. Se fosse una libreria reale e un cliente volesse chiacchierare con me, che so, dell’ultimo film di Virzì, io gli offrirei una tazza di thè e ne parlerei volentieri.

Non so se avete seguito le polemiche. Che provenissero da parte leghista già mi pareva un segno della bontà d’intenzioni del regista. Io poi sono una virziniana convinta: dai tempi di Ovosodo a Tutta la vita davanti, da Caterina va in città a La prima cosa bella io li ho amati tutti. Il capitale umano un po’ mi preoccupava: un film drammatico lui che è abituato alle commedie? Intanto bisogna precisare che tutte le commedie di Virzì sono in definitiva incentrate su dei drammi umani, le trame sono di contorno, quello che conta è l’affresco sociale che ne viene fuori. Virzì è un ritrattista, di singoli e di gruppi. In questo caso il gruppo ritratto si allontana dai suoi canoni classici e si sposta, provocando le funeste ire dei leghisti, nella Brianza produttiva e nel mondo pericoloso dell’alta finanza. Ma la Brianza, almeno secondo me, è un luogo relativo: questo film si sarebbe potuto ambientare in un sacco di posti, perché parla di realtà ormai universali, di un mondo di ricchezza sconsiderata scollato dalla realtà, del tentativo vano e affannoso di un poveraccio di entrarci, della trasformazione della sua personalità nella speranza estrema di riuscirci.

Buona l’idea del racconto a più voci, buona l’idea del piccolo giallo. E’ un film che ti lascia con l’amaro in bocca, dal quale i padri escono sconfitti e i figli ti danno un po’ di speranza.

Che ne pensate dei film di Virzì? Amate il suo stile? Questo l’avete visto? E che ne dite della mia prima recensione cinematografica? Posso riprovarci ancora? Prometto di finire il Libro Bello, in ogni caso.

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I migliori del 2013

🌟💫

 Capodanno, tempo di bilanci. Non che io li ami troppo. Trovo che l’inizio dell’anno sia una data convenzionale, più che simbolica e quindi non ci tengo mai a formulare bilanci e buoni propositi, ma ho pensato che in campo letterario potevo fare un piccolo strappo per condividere con voi la top ten delle mie migliori letture dell’anno trascorso. E dunque, in ordine sparso e assolutamente casuale:

1 Espiazione, Ian Mc Ewan

2 Il senso di una fine, Julian Barnes

3 Non so niente di te, Paola Mastrocola

4 Medea e Cassandra, Christa Wolf

5 Cate, io, Matteo Cellini

6 Stoner, John Williams

7 Noi due come un romanzo, Paola Calvetti

8 Cime tempestose, Charlotte Bronte

9 Pastorale americana, Philip Roth

10 Il ragazzo selvatico, Paolo Cognetti

E voi? Qual è la vostra top ten dell’anno appena trascorso? Avete buoni propositi letterari per il 2014? Io al momento solo uno: non comprare libri per almeno sei mesi, tempo utile a smaltire tutti quelli che mi hanno regalato ultimamente. Non so se riuscirò… sono una lettrice compulsiva!

Buon anno!

2014

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Masterpiece. Quando anche gli scrittori si iscrissero al talent.

Lo ammetto. Questa volta ho fatto la snob radical chic, categoria che terribilmente detesto. Prevenutissima, la settimana scorsa ho girato su Masterpiece e all’audizione di turno ho trovato lo scrittore sfigato-erotomane. Ho spento e sono andata a dormire. Ho dato ascolto ai pregiudizi, salvo poi pentirmene i giorni seguenti quando tutti commentavano la puntata e io mi sentivo terribilmente tagliata fuori. Così ieri sera ho deciso di dargli un’altra chance.

Risultato: non sono pentita di averlo guardato e neppure mi sono trasformata in una fan sfegatata. Insomma se state cercando un articolo che lo stronchi o uno che lo esalti state leggendo quello sbagliato. Io sono un po’ perplessa, non sono ancora riuscita a farmi un’idea precisa, voglio vedere come evolve. Nel frattempo però, mentre lo seguivo, ho buttato giù uno schemino di pro e contro che mi piacerebbe commentare con voi.

E dunque:

PRO

– I libri in tv. Fazio a parte, chi li vede mai? In un vecchio articolo, che prima o poi ho intenzione di proporvi, Baricco si interrogava sulle modalità per meglio spendere i fondi per la Cultura. Lui proponeva programmi sui libri in prima serata (e a Baricco bisogna render merito di aver condotto un programma bellissimo ai tempi, Pickwick), a Masterpiece hanno accordato la seconda serata su Rai3. Meglio di niente, no?

– L’importanza sociale accordata allo scrittore, alla capacità di scrivere, allo stile, alla lingua. Sottotitolo per le migliaia di aspiranti scrittori (spesso non lettori) nel nostro Paese: NON E’ UN GIOCO PER TUTTI.

CONTRO (e saranno più dei pro, almeno per il momento)

– Il programma ha un vizio di fondo, che difficilmente lo farà decollare. Se in altri talent siamo in grado di formarci un’idea, magari perché ascoltiamo la stessa canzone dei giudici o perché vediamo cucinare un cibo anche se non possiamo assaggiarlo, qui la partecipazione da casa è davvero minima. Anche un lettore forte ha dei problemi a giudicare un libro da una sola frase e la simpatia dell’autore è decisamente ininfluente.

– I giudici. Non critico i tre scrittori scelti per giudicare, bensì la scelta di non inserire nella giuria un rappresentante di coloro che davvero si occupano di selezionare i libri per le case editrici: gli editor, i responsabili di collana. Per esempio, visto che sarà la Bompiani a pubblicare il romanzo vincitore, sarebbe stato utile avere il responsabile per la narrativa italiana della casa editrice.

– Gli scrittori (anzi gli aspiranti). Ma avete visto quanto sono antipatici e presuntuosi? E non vi sembra singolare che siano per la maggior parte personaggi stravaganti? Spero che li abbiano selezionati per le loro opere e non la riuscita televisiva del personaggio.

E ora, un po’ di gossip sulla puntata di ieri sera. Io tifavo per la psicologa, non mi dispiaceva  la professoressa e il ragazzo slavo. L’avvocato mi sembrava un buon Fabio Volo e i giudici l’hanno etichettato così tante volte come Harmony che mi sorprendo sia arrivato allo scontro finale. La ragazza punkabbestia (anzi solo punk perché non è abbastanza ricca) che mette nella sua top five la Kinsella? E poi, se nel programma c’è la selezione, il top estratto dai 5000 manoscritti ricevuti, mi dite come fanno ad esserci scrittori che fanno errori grammaticali? Come se a Masterchef avessero preso dei tipi che non sapevano friggere un uovo. Cracco li avrebbe sbranati. Mi raccomando, prendete esempio. 

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Guerra alla fascette

Odiate fascette. Alzi la mano chi trova le fascette sui libri di una qualche utilità. Nessuno, credo, vorrà contraddirmi.

Le detesta il libraio, perché gli intralciano il lavoro, si incastrano dappertutto quando tenta di mettere in pila dei libri, fanno spessore sullo scaffale, cadono e si strappano.

Le detesta il distributore, perché nel maneggiare i libri deve controllare che le fascette siano al loro posto e, se ciò accade più facilmente quando i libri arrivano dell’editore, non dev’essere così nel caso di rese del libraio.

Le detesta il lettore, che immediatamente se ne disfa quando acquista il libro. Mai visti libri con fascette in casa di nessuno. Insomma uno spreco di carta e belle parole.

Sì perché in fondo, la cosa più irritante delle fascette non è (solo!) la loro esistenza fisica e quel monotono colore giallo (perché sempre giallo, poi…) ma è la montagna di scemenze che ci scrivono sopra. Scemenze che qualcuno in casa editrice si occupa di elaborare, quindi lavoro in più e decisamente inutile. Se la fascetta ad oggi rappresenta quasi l’unico mezzo promozionale per alcune case editrici, sarà bene informarle che, frasi come “Un libro che può essere il libro della vita” o “Il libro che tutti vorrebbero possedere” e peggio “Questo libro ti farà felice” irritano profondamente i lettori che si sentono vagamente raggirati. Le peggiori poi, se mi consentite, sono quelle con i consigli di grandi autori: quando leggi che uno dei tuoi autori preferiti ha consigliato un certo libro ci caschi di sicuro, salvo poi dover dubitare della credibilità del tale autore e ritrovarti a chiedere come abbia potuto sponsorizzare un libro così brutto. Insomma, per me fascetta = sicura fregatura.

Qualche tempo fa, un noto grafico che lavora per case editrici medie e grandi, mi ha detto che non si può prendere in giro i lettori, non li si può convincere che qualcosa è un capolavoro o il miglior libro nel suo settore se non è vero. Il rapporto editore-lettore dovrebbe essere il più possibile sincero, fondato sulla fiducia. Le fascette minano questo rapporto di fiducia, gli ho fatto notare. Ai lettori si mente di continuo, con risultati non troppo convenienti neppure per l’editore, temo. Quando si accorgeranno che una fascetta eclatante su ogni libro non li fa vendere di più? Quando capiranno che invece di pubblicare un mare di robaccia e metterci sopra una fascetta (da noi si dice che per riparare una cosa venuta male “gli si mette una pezza“) sarebbe meglio pubblicare meno e meglio?

Che ne dite? Condividete la mia avversione per le fascette? Quali sono le peggiori che avete letto ultimamente? Forza, correte in libreria e pescatemi gli ultimi mostri esposti sui banconi. C’è da ridere. O da piangere. 

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Ti vedo, ti voglio, ti… ?

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Un anno fa, di questi tempi, ricordo con una punta di riprovazione un mio post di mostruosa ingenuità. Sembra passata una vita ma, sappiatelo, un anno fa a quest’ora spuntavano le prime “sfumature” e io le celebravo con il più stupido e ottimista dei post. Leggetele, dicevo, male non faranno; passerete un’estate più fantasiosa, che sarà mai. In fondo allora non mi sembrava un gran problema che le donne leggessero delle capriole di Mr Grey con l’ingenua Anastasia. Se non fosse che le lettrici italiane sembrano averci preso un po’ troppo gusto. E se una volta gli Harmony erano un po’ di nicchia, o quantomeno non spuntavano orgogliosamente da tutte le borse da mare ma si nascondevano nelle zone più recondite, adesso il romanzo erotico sembra essere diventata la nostra unica opportunità di lettura per l’estate. E le case editrici si sono allegramente accodate in una produzione sconfinata in questo genere letterario. A nudo per te, Diario di una sottomessa, Io ti sento, Io ti guardo, The Juliette society, Desiderio incoffessabile, Nel profondo di te… All’improvviso sono tutti scrittori di erotismo. Guarda un po’.

Ora, continuo a sostenerlo, non c’è mica niente di male, per carità. Però per favore, non facciamo pure finta che questa sia letteratura. Insomma, va bene leggerle, va bene non vergognarsene, ma ho sentito qualcuno parlarne come se fossero il libro rivelazione della loro vita. Che poi la trama (trama?) di questi libri è sempre la stessa. Lui è ricco, bello e maledetto. Lei è giovane e ingenua. Lei ha una mission: redimerlo (e quando mai le donne non hanno questa mission?). Vuole trasformarlo in ricco, bello e fedele. Ci riuscirà, ma solo al termine di una trilogia di circa 1000 pagine. E perché ci mette tanto secondo voi? Perché ogni tre pagine i due ci danno dentro come ricci. Poi, per carità, ogni tanto ci infilano pure un rapimento, una litigata, un problema sul lavoro, ma non è che avanzi tanto spazio per tutto ciò. Quante volte avete voglia di leggere la stessa storia? A me è bastata una solo trilogia. Dalla settimana prossima consigli di lettura per un estate sfumature free. Stay tuned.

E voi? Siete sfumature-dipendenti? Coraggio, a me potete dirlo. Vi offro un programma personalizzato di disintossicazione. Una lista di letture per l’estate per liberarvi per sempre dall’odiosa dipendenza. Scrivetemi, vi consiglierò qualcosa di meglio. Oppure consigliatevi a vicenda (tipo gruppo di autosostegno). Che state leggendo di bello? Quali letture programmate per le vacanze?

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