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I classici sono noiosi (ogni tanto)

Se sul web si sprecano le classifiche dei 20, 50 o 100 libri da leggere prima di morire (ne avevo proposta una anche qui sul blog), più inconsuete sono invece le liste dei libri da non leggere assolutamente. Il Daily Telegraph qualche tempo fa ne ha stilata una, composta in parte da classici e in parte da titoli famosi ma più attuali.

I cinquanta libri da NON leggere prima di morire

  1. James Joyce, Ulisse
  2. Georges Orwell, 1984
  3. Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio
  4. Jane Austen, Emma
  5. David Herbert Lawrence, L’amante di Lady Chatterley
  6. Geoffrey Chaucer, I racconti di Canterbury
  7. Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby
  8. Francis Scott Fitzgerald, Tenera è la notte
  9. Victor Hugo, I miserabili
  10. Margaret Mitchell, Via col vento
  11. Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine
  12. Albert Camus, Lo straniero
  13. Voltaire, Candido
  14. Franz Kafka, Le metamorfosi
  15. Johann Wolfgang von Goethe, I dolori del giovane Werther
  16. Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, Le relazioni pericolose
  17. Lev Tolstoj, Guerra e pace
  18. Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo
  19. Paulo Coelho, L’alchimista
  20. Stieg Larsson, La ragazza che giocava con il fuoco
  21. Elizabeth Gilbert, Mangia prega ama
  22. Philip Roth, Lamento di Portnoy
  23. Hunter S. Thompson, Paura e disgusto a Las Vegas
  24. Julian Fellowes, Snob
  25. Stephen Hawking, Dal Big Bang ai buchi neri. Breve storia del tempo
  26. Bill Bryson, Breve storia di (quasi) tutto
  27. Marina Lewycka, Breve storia dei trattori in lingua ucraina
  28. Jilly Cooper, Polo
  29. Sebastian Faulks, Il canto del cielo
  30. Richard Dawkins, L’illusione di Dio. Le ragioni per non credere
  31. Mick O’Hare (curatore), Perché ai pinguini piace freddo?
  32. John Gray, Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere
  33. Neil Strauss, The Game. La bibbia dell’artista del rimorchio
  34. Germaine Greer, L‘eunuco femmina
  35. Malcolm Gladwell, Fuoriclasse. Storia naturale del successo
  36. Dale Carnegie, Come trattare gli altri e farseli amici
  37. Stephen Fry, The Fry Chronicles
  38. Alain de Botton, L’importanza di essere amati. L’ansia da status
  39. Frank McCourt, Le ceneri di Angela
  40. Tony Blair, Un viaggio
  41. Gordon Brown, Courage
  42. Katie Price, Jordan: Pushed to the Limit
  43. Ian McEwan, Sabato
  44. Louis de Bernières, Il mandolino del capitano Corelli
  45. Dan Brown, Il codice da Vinci
  46. Stephenie Meyer, Twilight
  47. JK Rowling, Harry Potter…
  48. David Nicholls, Un giorno
  49. Robert Baden-Powell, Scoutismo per ragazzi
  50. Vladimir Nabokov, Lolita

Su alcuni titoli di questa classifica proprio non mi trovo d’accordo. Ho letto con entusiasmo 1984, Orgoglio e pregiudizio, Il grande Gatsby, Cent’anni di solitudine (ma sono matti?!) , dei titoli tra il 20 e il 40 non ne conosco uno, sul 49 hanno proprio ragione, B.P. ha fondato un movimento al quale sono immensamente debitrice ma non ci sapeva fare con la scrittura (e non è neppure il suo libro peggiore!).

In ogni caso, condivisibile o meno, la classifica ci aiuta a sfare un mito: i classici non sono sempre noiosi, ma neppure sempre così unici e imperdibili come vogliono farci credere. Io per esempio, per la sfida “Un classico al mese” lanciata dal blogger di Storie dentro storie, questo mese mi sono imbattuta in un classico davvero difficile da mandare giù. Amareggiata per l’esistenza di soli commenti positivi per questo libro sul web, sono stata sollevata nel ritrovarlo al 15° posto della classifica del Telegraph. Ebbene sì sto parlando di lui: I dolori del giovane Werther di Goethe.

Werther ama Lotte, Lotte non ama Werther, o forse sì ma se ne accorge troppo tardi, inutilmente visto che ormai è sposata con Albert. Di questo amore non corrisposto Werther ne fa una malattia, e invece di allontanarsi dalla coppia come farebbe una persona più equilibrata, lui continua a frequentarli attirando inevitabilmente il fastidio di lui, la commiserazione di tutti e i goffi tentativi di lei per escluderlo dalla sua vita. Tutta la storia noi la conosciamo esclusivamente dalla parte di Werther che per tutto il romanzo invia delle lettere all’amico Wilhelm, lettere delle quali non ci è data leggere nessuna risposta. Il libro perciò si configura come un monologo dai toni eccessivamente patetici per i miei gusti. Non è l’amore impossibile e sofferente a disturbarmi, non è forse questa la trama anche di Cime tempestose di cui vi ho parlato un mese fa? Ma in quel libro, e in altri della stessa epoca c’era energia, c’era una trama, c’era passione. A me Werther non trasmette tutto questo. Mi fa venire voglia di scuoterlo, di prenderlo a schiaffi. Insomma lo trovo un personaggio insulso. E il finale poi (è arcinoto perciò perdonatemi se ve lo racconto o saltate i prossimi righi). So bene che nella letteratura ottocentesca la celebre massima dei Neri per caso “si può amare da morire ma morire d’amore no” non poteva valere, ma cavolo Catherine (sempre Cime tempestose) moriva con più stile. Tu, caro Werther, per ucciderti chiedi le pistole in prestito al marito della tua amata, lei stessa le consegna al tuo domestico presagendo qualcosa, ma troppo stupida o debole per fermarti in pratica firma la tua morte; non muori sul colpo ma dopo lunga agonia. Una lagna.

E ora forza, aspetto con ansia qualcuno che mi contraddica e che mi dimostri che Werther è un grande personaggio letterario. Personalmente è il ritratto di un uomo che non vorrei mai incontrare. Donne pazze di Werther, presentatevi e illustratemi le ragioni del vostro amore.

E a proposito della classifica, quali sono i vostri classici da NON leggere?

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