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Letture golose di Pasquetta (nel caso dovesse piovere)

Cari amici de Le librerie invisibili, Buona Pasqua! Spero che stiate trascorrendo una magnifica giornata, che dalle vostre parti splenda il sole e che per domani stiate programmando gite fuori porta, pic-nic faraonici, grigliate epiche. A Pasquetta l’imperativo è uscire, divertirsi, respirare l’aria di primavera, sdraiarsi su un prato o magari prendere il primo sole in spiaggia. Perciò niente libri, neppure se fate una gita. Insomma, non vorrete essere gli asociali che mentre tutti giocano a pallone o addentano la costoletta stanno rintanati in un angolo a leggere un libro.

Ma, c’è un ma, a Pasquetta ogni tanto piove (ahimè molto spesso), ogni tanto ci si becca il raffreddore e non si può uscire, ogni tanto ci si rompe una gamba, si è reduci da un intervento… insomma ogni tanto si è un po’ sfigati. Non voglio tirarvela, ma a me è capitato di fare Capodanno a letto, perciò dico NON SI SA MAI…  In questi casi di sfiga tremenda, solo in questi casi, siete autorizzati a starvene a casa con un bel libro, annegando il dispiacere nel cioccolato dell’uovo di Pasqua ma se volete essere un po’ più sofisticati anche nella scarcella pasquale.

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La scarcella è un tipico dolce di Pasquetta dalle mie parti. Le ricette sono infinite: solitamente c’è una base di pasta frolla, sulla quale ci si può sbizzarrire in mille modi. Le scarcelle più chic sono ricoperte di pasta di mandorla. Le mie sono piuttosto easy perciò giochiamo un po’ con le codette colorate e di cioccolato, con decorazioni di zucchero, granella di nocciole e al massimo diamo una colata di cioccolato bianco oppure di glassa. A casa mia le scarcelle sono sempre state un divertimento da quando eravamo bambine, nessuna pretesa artistica ma solo decorazioni a piacere e un biscottone da inzuppare nel latte. Le scarcelle sono belle personalizzate, da confezionare e regalare a chi si vuole.

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Dato che di letture golose si parla dovrò consigliarvi anche un libro. Ve ne consiglio uno davvero breve ed irriverente: Nudi e crudi di Alan Bennet. La storia è talmente breve che non riesco a farvi una vera recensione. Vi dico solo che c’è una coppia borghese di mezza età, una casa svaligiata della quale non rimane nient’altro che le pareti e tanto humor inglese. Una lettura veloce, leggera e molto divertente.

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Perchè l’Italia perde peso (e guarda Masterchef)

Prendo in prestito il titolo a Daria Bignardi che nella sua rubrica settimanale su Vanity Fair scrive:

«Pensavo che questo sarebbe stato il secolo del sesso, invece si è rivelato il secolo del cibo», disse lo scorso anno alle Invasioni un deluso e vagamente schifato Paolo Poli, alludendo al dilagante successo di trasmissioni e libri di cucina. Lui, magro e lucidissimo, non mangia quasi niente».

E’ evidente, secondo la Bignardi, che Poli si sbagliava. Sebbene la Coldiretti si affanni ad attribuire alla crisi la causa del dimagrimento medio degli italiani nell’ultimo triennio, la passione per la cucina è più viva che mai. Lo direbbe il successo di tutte le trasmissioni culinarie, Masterchef in primis, o l’invasione dei food blogger sui social network.

http://iltelevisionario.files.wordpress.com/2012/12/i-tre-giudici-del-talent-culinario-masterchef-italia.jpg?w=600&h=359

Sempre la Bignardi: «Mi sono scaricata Instagram, l’ultima moda in fatto di applicazioni, ma non riesco ad appassionarmi: ci sono quasi solo foto di roba da mangiare, non oso pensare cosa ne direbbe Paolo Poli».

Che la passione degli italiani per il cibo sia diventata più di natura estetica che “mangereccia”? Io come la Bignardi fatico a vedere il nesso tra crisi e dimagrimento. Piuttosto, credo, abbiamo scoperto che il cibo è bello, non solo da mangiare ma anche da cucinare, da fotografare, da raccontare. Quella che appare una scoperta di massa in fondo è solo un vecchio amore della letteratura. Di gastroletteratura vi ho già parlato e tra gli scaffali de Le librerie invisibili trovate anche i “libri da mangiare”.

«Adamo ed Eva si giocarono il paradiso per una mela, Esaù vendette la sua primogenitura per un piatto di lenticchie. Da sempre gli scrittori danno da mangiare e da bere ai prorpi personaggi, perché questi a loro volta nutrano i lettori: i pranzi serviti sulla pagina disvelano, come per incanto, la visione del mondo di chi si mette a tavola».

«Gli scrittori parlano di cibo, lo hanno fatto dalla notte di tempi. Dalla Bibbia in giù, scrivono Laura Grandi e Stefano Tettamanti autori della raccolta Racconti gastronomici, non esiste opera letteraria in cui, prima o dopo, qualcuno non metta le gambe sotto un tavolo o non avverta il bisogno di spegnere la sete, e quasi mai solo con l’acqua».

http://www.inmondadori.it/img/Racconti-gastronomici-NA/ea978880621351/BL/BL/01/NZO/

Una raccolta esaustiva delle incursioni letterarie nella gastronomia avrebbe contato migliaia di pagine. I curatori dell’opera hanno scelto 39 racconti. Vorrei recensire per voi quelli che giudicherò i più belli, i più originali, i più interessanti.

Spero di farvi venire l’acquolina in bocca, o quanto meno spingervi a cercare in libreria questa raccolta irresistibile. Con la speranza di contribuire, con le mie recensioni, ad esaudire l’unico ed equivocabile proposito di un libro sulla cucina secondo Joseph Conrad: «accrescere la felicità degli esseri umani».

P.S. Ma voi lo guardate Masterchef?

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Happy Readers, quando i libri fanno ingrassare

Questa settimana, nel mio articolo su Temperamente parlo dell’ultima discutibile iniziativa del colosso dei fast food. In Inghilterra McDonald’s lancia Happy Readers: libri al posto dei giocattoli nel celeberrimo Happy Meal. Gioverà allo scarso amore per la lettura dei bambini inglesi? O lenirà il senso di colpa delle mamme? A voi l’ardua sentenza. Ovviamente leggete e commentate su Temperamente!

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Letture (orride e) golose di Halloween

Halloween: su questa festa negli ultimi giorni ne ho letta cento e una: come mascherarsi, come truccarsi, come cucinare orride pietanze e come servirle in altrettanto orride scenografie, e poi ovviamente cosa leggere, che film guardare. Ora, io adoro questa festa e stasera mi mangio le mani per non essere riuscita ad organizzare qualcosa con i miei amici ma ho una domanda da porre necessariamente ai blogger più navigati e più anziani di me: ma ad Halloween il web impazzisce sempre così? Sembra che sia passato il ciclone Halloween e ci abbia risucchiati tutti, sono settimane che non leggo altro, alcuni blogger sono diventati decisamente monotematici e devo ammettere che anch’io sono entrata in questa psicosi. Sì, perchè per rifarmi di una serata che si prospettava deludente ieri sera mi sono dedicata anima e corpo alla fattura di cupcake mostruosi con i quali consolarmi questa sera. Non sono esattamente Buddy Valastro ma essendo la mia prima esperienza con la pasta di zucchero sono decisamente soddisfatta del risultato.

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Che ne pensate? Secondo voi quale mi è venuto meglio?

E se anche voi come me stasera vi volete consolare, oppure odiate Halloween e tutti quelli che sono in giro a festeggiare, il mio consiglio è: agguantate qualcosa di dolce e rifugiatevi in un bel libro. Io consiglio Frankenstein di Mary Shelley, straordinariamente a tema ma anche straordinariamente bello, è il classico libro che non avrei ma pensato di leggere e che invece ho scoperto per un esame di Storia della scienza. Mary Shelley scrisse questo libro nel 1818 per vincere un gioco, una specie di scommessa tra lei, suo marito (il poeta romantico Percy Shelley) e Lord Byron.

La sua autrice non avrebbe mai immaginato di generare un mito così longevo. Da sempre l’uomo sogna di possedere il segreto dell’origine della vita, ma quali sono i rischi che questo comporta? Un quesito quanto mai attuale.

E voi? Amate/odiate Halloween? Come l’avete trascorso? Ma soprattutto… qual è il vostro dolcino preferito tra i miei capolavori? :-D

 

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Sono una lettrice golosa

Avete mai visto il film Julie e Julia? Io lo adoro. C’è una scena, all’inizio della storia, quando ancora Julia Child non ha scoperto la passione per la cucina che la renderà una cuoca ricca e famosa, nella quale il marito le chiede

Cosa ti piace davvero fare? Mangiare.

Se facessero a me questa domanda, oltre a «guardare bei film come questo», risponderei «leggere e mangiare!», perciò è con piacere che raccolgo l’iniziativa lanciata dalla blogger Scake sul blog “Cosa stai leggendo?” ed entro a far parte del Club delle lettrici golose.

C’e’ chi fotografa la sua colazione ogni mattina, c’e’ chi fotografa le sue letture (compresa la sottoscritta), io iniziero’ a fotografare il matrimonio tre le due cose.
Ed in questo mondo di blogger piene di fantasia, di gusto, di curiosita’ ci sara’ mai qualcuno che vorra’ entrare nel club postando scatti con questo tipo di soggetto?

Bellissima idea. Ed ecco qui la mia prima lettura golosa:

Il postino di Neruda + Torta di mele

Su Il postino di Neruda non posso ancora esprimermi, sono a metà libro, ma anche se non l’ho mai visto credo che la sua versione cinematografica, come accade di rado, sia migliore del romanzo.

La torta di mele invece era una meraviglia ed è già quasi finita. Per i golosi allego la ricetta:

150 g di burro, 150 g di farina, 150 g di zucchero, 2 uova intere, 1 pizzico di sale, 1/2 bustina di lievito, 1 mela.

Lavorate 100 g di burro e 100 di zucchero, aggiungete uova, farina, sale e lievito e versate l’impasto in un teglia imburrata dal diametro di 25 cm. Sbucciate la mela e tagliatela a fettine sottili. Disponetela sulla torta a cerchi concentrici. Fate fondere sul fuoco i restanti 50 g di burro e di zucchero e versateli sulla torta. Infornate per circa 30-40 minuti a 180°.

Come direbbe Julia Child: Bon appétit!

E se vi sentite anche voi dei lettori un po’ golosi cliccate sul banner per conoscere il Club e scoprire come diventarne membri:

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10 Ottimi Motivi per Non Cominciare Una Dieta

Odio i lunedì, anche Vasco lo diceva. Per molti questo lunedì ha significato il ritorno al lavoro. Ancora un paio di lunedì e per tanti si tornerà a scuola. Ma il lunedì non è un giorno nefasto solo per studenti e lavoratori. C’è qualcos’ altro nella vita che comincia sempre di lunedì: la DIETA. Quante volte abbiamo pronunciato la fatidica frase “lunedì mi metto a dieta”?

Ora, se state pensando che sono un po’ in ritardo sui tempi e che un post sulla dieta è più consono a inizio estate quando siamo ossessionati dalla prova costume, vi dirò: niente di più sbagliato. Perchè le diete sono argomento all’ordine del giorno tutto l’anno. Mica c’è solo la dieta pre-estate e quella post-festività, macchè: c’è la dieta pro rientro, la dieta anti influenza, la dieta per dormire, la dieta per l’abbronzatura, la dieta pre-matrimoniale, la dieta per donna mela e  per la donna pera, ché ormai dieta dimagrante non la chiama più nessuno, troppo banale.

E così a breve ci ritroveremo a fissare il girovita chiedendoci se non abbiamo esagerato con aperitivi e gelati. La Lambertucci, Atkins e Dukan sono pronti ad assisterci. E se… E se invece ci liberassimo di questo diktat? Se invece di autocommiserarci davanti allo specchio leggessimo i 10 ottimi motivi per non cominciare una dieta elencati da Martina Liverani?

Martina è una giornalista, cura per Vogue la sezione Curvy del sito Vogue.it. Ha un blog il cui nome è tutto dire: Curvy, Foodie, Hungry. Dei 10 motivi io ve ne anticipo solo un paio, i miei preferiti; gli altri spero li scoprirete leggendo il libro. Uno: Le diete non funzionano. Due: Le diete non sono sexy. Ovviamente vi dico subito che non è con le diete serie, di quelle prescritte dai medici per motivi di salute, che Martina se la prende, ma con quelle estenuanti che migliaia di donne si impongono per entrare nella taglia 38, per assomigliare a Kate Moss, per entrare nei jeans del liceo (e perchè dovremmo), si chiede lei). La taglia 42 (anzi la 38) è il burqua delle donne occidentali, parola di una sociologa maghrebina. E ad avallare questa tesi una scoperta sconcertante: la taglia più venduta in Italia è la 46. E allora perchè cavolo le collezioni per taglie “normali” si fermano alla 44??

Quando ho cominciato a leggere il libro ad ogni pagina mi chiedevo “e che c’è di nuovo?”. Tutto ciò che l’autrice scrive altro non è che un riassunto di pensieri obiettivi su diete & co che è nell’inconscio di ogni donna e che viene sospinto un po’ più in giù nella coscienza di sè ogniqualvolta si comincia una dieta. Tutte considerazioni che fa bene rileggere come vero e proprio atto terapeutico, per tirarle fuori dal luogo della mente in cui le nascondiamo. Insomma un libro da avere sottomano sempre, da proporre a mamme, zie, sorelle, amiche, che hanno dimenticato come volersi un po’ più bene.

Consigliandovene quindi la lettura, vi lascio con un paio di citazioni ad hoc tratte dal libro:

L’unico momento giusto per mangiare cibo dietetico è mentre aspetti che si cuocia la bistecca. (Julia Child)

 

Tutto quel che vedete lo devo agli spaghetti. (Sophia Loren)

 

LA BELLEZZA È DI CHI SE LA CONQUISTA

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Salsa!

Riti ancestrali. Come state messi? La salsa voi l’avete mai fatta? La facevate da bambini con i vostri genitori o i nonni? A casa mia la facciamo ancora. E’ un momento imprescindibile dell’estate. Mai e dico mai abbiamo comprato la salsa. Ogni estate cascasse il mondo dobbiamo farla. E se voi non l’avete mai fatta è difficile capire. Ieri mattina mentre travasavo la salsa calda nelle bottiglie ho cercato di ricordare se avevo mai letto un passo in un libro che potesse comunicare questo rito. E mi è venuto in mente L’estate del cane nero. Così adesso ve lo racconto con le parole di Francesco Carofiglio:

Tra poco avrebbe avuto inizio la festa pagana di fine luglio, il rito propiziatorio dei frutti vermigli. Tra poco sarebbe scattata la mitica preparazione della salsa di pomodoro. Il piazzale era pieno zeppo di vasche di plastica azzurra con dentro montagne di pomodori gonfi e rossi, messi lì ad asciugare dopo il lavaggio (…) Cominciarono a montare la macchina per la spremitura. La poggiarono sopra un grande tavolo in pietra sistemandola in maniera tale che il setaccio cilindrico sporgesse dal piano e si affacciasse su un grande contenitore di ceramica. Da lì sarebbe caduto il succo e la polpa mentre dalla parte opposta del setaccio si sarebbero smaltiti gli scarti, le bucce e i semi. (…) Gina dirigeva le operazioni e stava alla macchina per la spremitura. Dopo la scottatura e la scolatura noi ragazzi raccoglievamo i pomodori e glieli passavamo, lei li infilava nell’imbuto, poi li faceva scivolare nel cilindro del setaccio e cominciava a girare la manovella. Dall’altro estremo del setaccio usciva il succo denso e profumato che riempiva il contenitore di ceramica. Le altre donne raccoglievano la passata e la disttribuivano nelle bottiglie, dopo averla condita con sale e basilico. Gli uomini sistemavano i tappi e avvolgevano le bottiglie in fogli di giornale per poi riporle all’interno dei pentoloni di rame per la pastorizzazione.

Salsa a parte, quello di Carofiglio è un bel libro, adatto agli adulti e ai ragazzi visto che i protagonisti sono dei ragazzini e questo è il racconto di un’estate che cambiò le loro vite. Ve lo consiglio.

P.S. Non fate caso alla pubblicità sessista, a me piaceva l’immagine!

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Panza e prisenza

Amici oggi ritorno con una rubrica, inaugurata tempo fa, dedicata ai cibi nella letteratura: “Libri da amare, libri da mangiare”. Se vi siete persi le puntate precedenti cliccate qui e troverete una lista di post su libri “mangerecci”.

Giuseppina Torregrossa è sicuramente un’autrice che con il cibo ha un’affinità particolare. Nella copertina del suo primo successo, Il conto delle minne, campeggiano le cassatine siciliane (bellissimo libro, ve ne parlerò un giorno), nel titolo del suo secondo libro Manna e miele, ferro e fuoco torna ancora un elemento dolce. Ma in Panza e prisenza, il suo ultimo libro, la copertina è decisamente truce: un limone (o un’arancia?) trafitto da un coltello: non ne cola succo ma sangue. È un giallo, ma è anche una storia d’amore. E di cucina.

Tre poliziotti, una donna divisa tra due uomini, due amici tra i quali non può scegliere. Un noto avvocato assassinato. Un boss mafioso da catturare. La festa di Santa Rosalia. E le cene: ogni piatto è un passo avanti nelle indagini e nel gioco della seduzione tra i protagonisti. «Che ti porto?» chede lui ogni volta, «Panza e prisenza» risponde lei, te stesso e il tuo appetito. E intanto cucina, come solo i siciliani sanno fare. La Torregrossa inframmezza la storia con le ricette che la percorrono. Da amante della cucina siciliana non ho potuto che apprezzare.

Pasta ch’i sardi a mari

Ingredienti

Maccheroncini
Finocchietto selvatico
Acciughe salate
Pinoli
Uvette
Cipolla
Olio etravergine d’oliva

Procedimento

Lessare un mazzetto di finocchietto, scolarlo e tagliarlo a pezzi. In una padella far dorare una cipolla in olio, unirvi i filetti di sei acciughe salate facendoli disfare, quindi un cucchiaio di pinoli, uno di uvetta e il finocchietto. Mescolare bene e far cuocere per dieci minuti, il tempo di lessare i maccheroncini che saranno conditi con questa salsa ben calda.

Perchè con le sarde a mare? Un piatto povero, talmente povero che non sono state impiegate nemmeno le sarde, lasciate, infatti a mare.

Provatelo questo piatto, io lo adoro. Le sarde però non le lascio mica a mare io, le metto nel piatto!

Vi piace la cucina siciliana?E i gialli?

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Benvenuto a Bari san Nicola!

Tutto il mondo festeggia san Nicola il 6 dicembre. È un santo popolare, venerato dal mondo cattolico e ortodosso, che ha dato origine al mito di Santa Klaus. Ma a Bari san Nicola è prima di tutto il patrono della città e in quanto tale merita una festa privata, solo per il santo e gli abitanti della città. Il 9 maggio del 1087 le ossa di san Nicola arrivarono a Bari, seguendo vie non proprio ortodosse:

La storia è singolare. Le ossa del santo furono rubate a Mira (oggi Demre) in Turchia nel 1087 da un equipaggio di marinai baresi che le portarono nella loro città, fino ad allora sprovvista di un santo patrono. Fu così che Nicola diventò coattivamente il protettore di Bari. Ogni richiesta di restituzione incontrò un cortese ma fermo diniego. L’argomento, non privo di originalità, era che san Nicola aveva scelto Bari come sua città. Se fosse stato contrario all’idea, avrebbe impedito il furto delle sue ossa o scatenato una tempesta per impedire la fuga dei marinai baresi. Non essendosi verificato nessuno di questi eventi, l’unica interpretazione possibile era che san Nicola volesse rimanere a Bari. E se questo discorso non vi convince, peggio per voi.

Questa, la ricostruzione dell’origine del rapporto tra san Nicola e la città di Bari come la racconta Gianrico Carofiglio in Né qui né altrove. Una notte a Bari, libro che lo scrittore barese dedica alla città, edito per la collana Contromano della Laterza. Contromano è una collana molto interessante, che ha tra le altre cose un filone dedicato alle città, viste da dentro, dagli occhi di grandi autori che le hanno vissute. Non guide turistiche, ma romanzi, reportages, diari… nei quali i luoghi assumono una grande importanza.

Sono tanti i luoghi, le storie, i modi di dire, gli odori e i sapori che possono rappresentare una città e quelli di Bari Carofiglio li racconta in maniera ineccepibile, da barese doc. Volendo individuare in questo mare di impressioni qualcosa che sia davvero rappresentativo dello spirito della città ho pensato di accostare al sacro il profano e quindi, al santo, la focaccia barese:

La focaccia barese si prepara mescolando farina di grano tenero, sale, lievito e acqua. Ne deriva un impasto piuttosto liquido che si versa in una teglia rotonda, si condisce con olio, pomodori freschi, olive e poi si cuoce nel forno a legna. Proprio perchè l’impasto è liquido, i pezzi di pomodoro e le olive sprofondano nella pasta, creando e riempiendo dei piccoli crateri morbidi che diventano le parti più buone della focaccia. Si mangia calda ma non bollente, avvolta in un pezzo di carta da panificio, uscendo da scuola, al mare, per cena o anche per pranzo (o merenda o anche colazione, ma questa è roba da esperti): veloce, economico e deliziosamente unto.
La focaccia è una delle cose più buone al mondo. Mi trattengo dal dire che è la più buona al mondo per mantenere un minimo di prospettiva e per evitare il delirio campanilistico. [...]
A differenza di molte cose buone, che sono scarse e spesso costose, la focaccia, a Bari, si trova ovunque ci sia un panificio. Cioè ovunque, e tutti se la possono comprare.
La focaccia, a Bari, è una metafora dell’uguaglianza e uno dei pochi simboli (fra questi, degne di nota anche le cozze crude) in cui i baresi riconoscono la loro identità collettiva.

Per chi volesse approfondire la storia di san Nicola, che è molto più complicata di come io l’ho riassunta, c’è un bellissimo film (solo per veri cultori): Nicola, lì dove sorge il sole. È un film no budget recitato in dialetto barese e girato in  bianco e nero con la partecipazione gratuita di tutti gli attori, in parte dilettanti e in parte professionisti.

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L’inconfondibile tristezza della torta al limone

Una fondamentale premessa: non ho letto questo libro, non ancora perlomeno. Perciò se per caso dovessi convincervi a comprarlo non prendetevela con me se non vi piace. Prometto che quando l’avrò letto farò pervenire una recensione più veritiera e me ne assumerò tutte le responsabilità.

Perchè ve ne parlo allora, vi starete chiedendo. Per raccontarvi una storia di meravigliosa creatività e spirito editoriale che ho ascoltato in un incontro alla Feltrinelli pochi giorni fa e che mi ha molto affascinata.

La recensione la prendo pari pari dal sito della casa editrice Minimum Fax.

Alla vigilia del suo nono compleanno, la timida Rose Edelstein scopre improvvisamente di avere uno strano dono: ogni volta che mangia qualcosa, il sapore che sente è quello delle emozioni provate da chi l’ha preparato, mentre lo preparava. I dolci della pasticceria dietro casa hanno un retrogusto di rabbia, il cibo della mensa scolastica sa di noia e frustrazione; ma il peggio è che le torte preparate da sua madre, una donna allegra ed energica, acquistano prima un terrificante sapore di angoscia e disperazione, e poi di senso di colpa. Rose si troverà così costretta a confrontarsi con la vita segreta della sua famiglia apparentemente normale, e con il passare degli anni scoprirà che anche il padre e il fratello – e forse, in fondo, ciascuno di noi – hanno doni misteriosi con cui affrontare il mondo. 
Mescolando il realismo psicologico e la fiaba, la scrittura sensuale di Aimee Bender torna a regalarci una storia appassionante sulle sfide che ogni giorno ci pone il rapporto con le persone che amiamo.”

Ma la storia che voglio raccontarvi io è un’altra. La conoscevate Aimee Bender? Io no, e se mi hanno parlato di lei è stato per l’iniziativa incredibilmente creativa di Patrizio Zurru, un libraio cagliaritano che si è innamorato di questo libro e si è inventato una genialata per sponsorizzarlo. Pare che questo ingegnoso libraio abbia deciso di mettere la moglie ai fornelli e di farle sfornare una montagna di tortine al limone. Dopodichè ha organizzato un incontro nella sua libreria e ha servito le fette di torta sulle pagine del libro della Bender: un assaggio di dolce e un assaggio di lettura. Un genio. Pare che in pochi giorni abbia venduto più copie di questo libro di quante non se ne siano vendute in tutta la Sardegna.

Vi sarebbe piaciuta come presentazione di un libro? Spesso, lo ammetto, le presentazioni dei libri mi annoiano a morte. Ne ho seguite tante per il giornale online per cui scrivo e devo ammettere che il più delle volte il presentatore ruba tutto il tempo all’autore, si fanno domande banali, si arriva a pensare che sarebbe stato meglio starsene a casa a leggere il libro in santa pace piuttosto che sciropparsi tutte quelle chiacchiere.

Io personalmente avrei adorato qualcuno che mi parlasse di un libro offrendomi una torta al limone. O qualsiasi altra esperienza interessante che possa essere legata ad un libro. Perchè gli appassionati della lettura dovrebbero volersi barricare in libreria quando magari fuori c’è il sole? Non trovate che siano luoghi comuni quelli che ci vogliono noiosi estimatori di locali buii e polverosi? Il mercato editoriale potrebbe essere un pochino più creativo credo.

Detto ciò, io questo libro lo comprerò e spero tanto che contenga anche la ricetta della famigerata torta al limone, chè io non la so fare e mi è proprio venuta voglia.

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