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Capitano, mio capitano

Venite amici, che non è tardi per scoprire un nuovo mondo.
Io vi propongo di andare più in là dell’orizzonte, e se
anche non abbiamo l’energia, che in giorni lontani mosse la
terra e il cielo, siamo ancora gli stessi, unica ed eguale
tempra d’eroici cuori, indeboliti forse dal fato, ma con
ancora la voglia di combattere, di cercare, di trovare
e di non cedere.

Addio capitano, mio capitano.

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The monuments men

Ci ho preso gusto a parlarvi di film così ci riprovo. Vi chiederete: ma non era le librerie invisibili? Tranquilli, i libri torneranno  e a volte è bello anche interessarsi di altro. E poi oggi vi parlo di un film che è tratto da un libro. Io non l’ho letto, ma non escludo di farlo. Il film in questione poi, a mio parere è stato ingiustamente bistrattato e decisamente sottovalutato e vorrei per quel che mio è possibile riabilitarlo. Sto parlando di The monuments men di George Clooney.

Sono stata quasi sul punto di non andare più a vederlo dopo aver letto una lunga lista di recensioni negative (prova poi che bisogna sempre fidarsi del proprio istinto) che lo definivano lento, noioso, banale. Ammetto che Clooney non è il regista del secolo. Da una storia così bella e con un cast stellare si poteva tirar fuori un grande film, invece la regia pecca di superficialità: troppa commedia per essere un film di guerra, poco approfondimento, spazi troppo estesi, si saltella per l’Europa toccando troppi luoghi e senza un vero disegno temporale.

Nel film l’impresa sembra molto semplice: qualcuno ci rimette le penne, ma in sostanza i nostri eroi se la cavano con fin troppa facilità. Dubito che sia andata proprio così, ma al di là della discutibile costruzione della trama Monuments men è un film che merita di essere visto. Dirò di più, merita di essere visto e discusso nelle scuole, perché la storia che racconta è una pagina poco nota della Storia europea.

Prima di vedere questo film io sapevo a grandi linee dei furti e delle distruzioni di opere d’arte perpetrate dai nazisti, ma non avevo idea delle dimensioni e della follia organizzata alla base del progetto: 5 milioni di opere d’arte sarebbero state sottratte dalle collezioni pubbliche e private di tutta Europa, nascoste in Germania nelle miniere o nei castelli, catalogate in maniera meticolosa e destinate ad un progetto grandioso, quello del Fuhrer Museum che sarebbe dovuto sorgere nella città natale di Hitler.

Ma non è tutto. Pare che Hitler avesse decretato, tramite un documento ufficiale, che in caso di disfatta della Germania o al momento della sua morte, tutte le opere avrebbero dovuto essere distrutte e così è effettivamente accaduto ad una parte di esse.

Chi furono i monuments men? Il plotone di soldati americani che Roosevelt incaricò per venire in Europa a proteggere o ritrovare le opere d’arte perdute nella guerra. Abbiamo bisogno di conoscere questi uomini e le loro imprese, ne abbiamo bisogno per sapere quale valore occupa la cultura nella nostra Storia, cosa significano le opere d’arte per un Paese. E’ significativo che Hitler non volesse distruggere l’Europa solo militarmente ma anche culturalmente, mandando al rogo i libri e la cosiddetta “arte deviata”, appropriandosi di ciò che riteneva utile alla costruzione del suo regime. Un regime non si costruisce solo a parole o con il terrore, ma anche e soprattutto con i simboli e in questo caso la nostra arte era un simbolo fortissimo.

Ho amato questo film per il suo valore morale, per il tentativo di raccontare una storia che ci appartiene, che non conosciamo abbastanza, che sarebbe da valorizzare e da portare nelle scuole, quelle stesse scuole nelle quali la storia dell’arte non si studia più, cancellata con un colpo di spugna dalla riforma Gelmini. E se ancora discutiamo sulla sua reintroduzione, ormai divenuta troppo costosa per essere realizzata dai ministri successivi, è notizia di questi giorni che probabilmente stiamo per giocarci anche la filosofia. Se ci tolgono la storia dell’arte e del pensiero cosa rimarrà di noi? A breve rinunceremo anche alla letteratura e perché no, anche alla storia. Resterà l’ignoranza, quella sì regnerà sovrana.

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