Figuracce

«La vita, in fondo, non è che uno slalom tra figure di merda». Niccolò Ammaniti

Se c’è un vezzo, una piccola fissazione, un piccolo gesto di innocente voyeurismo che da lettrice incallita mi porto dietro è quello di ficcanasare nelle biblioteche altrui. Sono quel tipo di persona che quando ti piomba in casa per prima cosa cerca tracce di libri, poi cerca di decifrarne i titoli, se i libri sono tanti (meraviglia) passa la serata a divorarli con gli occhi. Sempre con nonchalance, insomma voi non lo direste mai, ma io faccio quello tutto il tempo. Di solito l’unico elemento parimenti interessante per me è il palesarsi di un gatto. E se avete libri e gatti insieme siete già tra le mie persone preferite.

Grande approvazione perciò per la padrona dell’appartamentino che quest’estate abbiamo affittato a Palermo, dato che tra i benefit dell’appartamento ha fornito anche una piccola mensola di libri per gli ospiti. Non è che la scelta fosse entusiasmante, ma ho deciso di pescare lì una lettura da spiaggia che mi ha fatto compagnia i giorni seguenti.

Per questo ho scoperto Figuracce, testo corale edito da Einaudi, una raccolta di racconti sul tema curioso delle figure di m… Il classico libro che non avrei mai comprato e neanche preso in prestito, ma che in quella situazione, in spiaggia, a tempo perso, mi è sembrato perfetto.

Il tema può sembrare banale ma alcuni racconti hanno degli sviluppi psicologici interessanti. Per esempio già nella prefazione Ammaniti dice che “i timidi sono più sensibili alle figuracce”. Quest’affermazione mi è sembrata immediatamente vera. Nella mia esperienza certi episodi imbarazzanti mi hanno tormentata per anni, anche se oggettivamente stupidissimi.

Un altro racconto che mi fatta molto pensare è stato quello di Francesco Piccolo. La storia è tutta basata su fraintendimento che ha generato l’inaspettata ossessione di una donna nei suoi confronti e a pochi giorni dal suo matrimonio. Ad un certo punto Piccolo mi ha sorpresa, tracciando un collegamento tra la sua incapacità di dire dei no e la sua acne da ragazzo. Chi è cresciuto con l’acne, dice lui, si sentirà in eterno una seconda scelta e crederà di dover sempre essere grato per quello che la vita ti ha riservato perché per un bel pezzo sei stato fortemente convinto che tu non avresti avuto mai niente, che saresti sempre stato in panchina, che avresti sempre guardato vivere gli altri. Ognuno di noi potrebbe sostituire all’acne la propria fonte di insicurezza e il gioco è fatto.

Difficile racchiudere questo libro in poche righe, ogni racconto prende una sua strada, ma sono tutti dotati di un grande sense of humor. Vi consiglierei di leggerlo in un momento di down, il giorno in cui avete fatto un casino sul lavoro o avete fatto arrabbiare tantissimo qualcuno. Potrebbe aiutare a ridarvi la giusta prospettiva sulle cose.

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