Bambinate

Little Willow » Babies

Quando ero piccola e andavo alla scuola elementare un giorno un bambino si è innamorato di me. Come lo so? Me lo dimostrava nella maniera più evidente possibile: la mattina, quando arrivavo a scuola si lanciava su di me mentre varcavo l’ingresso e mi ricopriva di baci. Purtroppo non c’era verso per fargli capire che quello era un comportamento fortemente invasivo della mia sfera personale, visto che questo bambino era autistico. Non c’era neppure verso di far capire a me che il suo comportamento non era pericoloso. In fondo ero consapevole che il suo fiondarsi su di me la mattina era innocuo e che era quasi impossibile non permetterglielo, ma in realtà ero terrorizzata da lui.

Per questo motivo quando ho letto Bambinate, un racconto di Alice Munro contenuto nella raccolta Troppa felicità ho avuto un potente deja vu. La bambina protagonista della storia ha per vicina di casa una bambina “speciale”, così le chiamavano al tempo in cui è ambientata la storia. Verna, ecco il suo nome, non rappresenta nessun tipo di pericolo per Charlene che ammette di odiarla «come certi odiano i serpenti, i vermi, le lumache, i topi».

«I bambini attribuiscono al verbo odiare significati diversi. Può voler dire che hanno paura. Non che si sentano in pericolo di un’eventuale aggressione – come mi succedeva, ad esempio, con certi bambini grandi e grossi che, in bicicletta, si divertivano a tagliarmi la strada strillando come indemoniati, mentre passeggiavo sul marciapiede. Non è una minaccia fisica che si teme – o che io temevo ne caso di Verna – quanto piuttosto un sortilegio, una malevolenza. È una sensazione che, da molto piccoli, si può provare anche riguardo alle facciate di certi edifici, o a dei tronchi d’albero e spessissimo, a cantine umide o armadi a muro profondi».

weheartit.com/marielaramos

Il titolo, Bambinate, alla luce della piega che prenderà la storia risulta decisamente agghiacciante. Non vi voglio raccontare il finale e neppure voglio raccontarvi che mi identifico nelle protagoniste della storia, se non per l’iniziale sentimento di paura e smarrimento che anche io ho provato di fronte a quel bambino. Questo racconto però mi ha fatta riflettere, molto più del resto della raccolta che ho trovato insopportabilmente (per me) malinconica e dai ritmi troppo lenti. Bambinate fa eccezione, perché un racconto intenso, caustico, con un epilogo al cardiopalma. Terribile ma terribilmente realistico per non sconvolgere. Consiglierei il libro solo per questo racconto (magari provate a sbirciarlo in libreria).

Un altro punto che mi ha fatta riflettere, oltre al sentimento di incredulità scatenato in me dall’inconsapevole (?) crudeltà delle due bambine (sulla consapevolezza della cattiveria nei bambini ci sarebbe molto da discutere), sono i segreti nella vita delle persone che ci circondano. Charlene e Marlene nascondono a tutti quello che hanno fatto, la fanno franca tutta la vita, riescono a non parlarne e quasi a non pensarci più. Quando, ormai anziane, il segreto riaffiora in punto di morte di una delle due, l’altra ne è infastidita. Ognuno di noi nasconde cose inconfessabili? In parte sì ma spero non così gravi.

Voi come trovate la Munro? Per me è stata una scommessa persa. Non ho niente contro il suo modo di scrivere, altrettanto non mi metterei a discutere sul suo Nobel, ma non fa per me. Troppo malinconica, troppi sentimenti negativi. Sono già negativa di mio, dai libri ho bisogno di visioni più rosee. E poi i tempi: troppo lenti. I racconti mi piacciono perché sono brevi, quelli della Munro per i miei gusti sono sovradimensionati.

Che mi dite? Sono ansiosa di confrontarmi con qualcuno su questa mia delusione.

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10 commenti

Archiviato in Recensioni

10 risposte a “Bambinate

  1. ARNA

    A me piace molto la Munro, e credo mi piacerebbe anche Carver. I racconti certo non mi sollevano il morale ma io non chiedo questo all’arte, chiedo la bellezza, e la trovo nella scrittura e nella verità delle sue storie. Come, in un altro campo, ho apprezzato ‘Solo gli amanti sopravvivono’: non è certo allegro, ma la bellezza delle immagini mi soddisfa

  2. Anch’io ho letto “Troppa felicità” e, devo dire, non mi è piaciuto: non mi ha lasciato né domande né risposte, solo un grande vuoto. Forse è questo che vuole dire Munro e allora è una grande, in ogni caso non credo leggerò altro di suo 🙂

  3. Ricordo che questo racconto in particolare aveva colpito molto anche me ma nell’insieme concordo con le tue conclusioni sulla Munro.

  4. Grandissima Munro! Eccezionale “Nemico, amico, amante…”, superbo “Il sogno di mia madre”. Mi è piaciuto moltissimo “In fuga” così come “Troppa Felicità”. Insomma, io non faccio testo. La Munro mi ha fatto scoprire la potenza del racconto, genere che avevo sempre snobbato. Malinconica e profonda; termini un racconto e ti resta addosso per un po’, eppure non puoi fare a meno di passare subito al racconto successivo…

  5. Ho letto l’anno scorso “In fuga” e mi è piaciuto anche se, come scrivi tu, i suoi racconti sono intrisi di una malinconia fortissima. Da leggerne uno ogni tanto, con delle belle pause in mezzo. Ora sto leggendo Carver ed è ancora più desolante ma senza la bellezza della scrittura femminile della Munro. Se ti interessa puoi leggere qualche altra mia impressione su In fuga qui: http://wp.me/p2BPU2-l9 senza intasarti i commenti!

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