Il libro è servito

«Quasi mai ricordiamo un libro nella sua interezza. Di solito restano nella memoria alcuni particolari. A volte una frase, altre un concetto spesso solo una sensazione». Così Glenda Leon, artista cubana, presenta la sua opera d’arte “Lectura Fragmentada”. Preso un libro, tagliatolo e servitolo come se si trattasse di un dolce, offre «al lettore affamato di conoscenza una fetta da sfogliare, simbolo del frammento che ognuno di noi conserva del libro».

Spero non sembri a nessuno un’operazione sacrilega questa di affettare il libro. Già tempo fa vi avevo parlato di un libraio illuminato che usava le pagine dei libri per offrire fette di torta al limone ai suoi clienti. Ovviamente la cosa non era casuale ma contestualizzata nella promozione del libro in questione.

Quello che mi importa però è la straordinaria operazione di marketing che l’artista cubana e il libraio sardo condividono. Trovate del genere, nel mondo dell’editoria, sono piuttosto rare. Bisogna rendere atto a tutti quei professionisti che ogni giorno reinventano la professione di libraio facendo del libro il punto di partenza per spettacoli, laboratori, eventi davvero innovativi.

Questo però, a mio parere, non è l’impatto che arriva al grande pubblico. Non so se avete visto lo spot televisivo delle librerie Mondadori. Decisamente sconfortante. Così come mi interrogo sui motivi per cui in tv non si pubblicizzano libri, se non raramente, e l’unico programma televisivo decisivo per le vendite in libreria è Che tempo che fa, format bellissimo ma che non nasce con lo scopo specifico della promozione libraria. E ancora, perché un programma decennale come Per un pugno di libri finisce relegato al sabato pomeriggio, momento della settimana in cui tendenzialmente anche un lettore forte trova passatempi diversi dal guardare la tv? E poi perché alla conduzione di questo programma si sono avvicendati negli anni solo degli attori comici, validissimi per carità (io ho adorato la conduzione Marcorè), ma il punto è far sottendere che i libri sono noiosi e c’è bisogno di un po’ di comicità per un programma del genere.

Diciamocelo: siamo convinti in maniera irrimediabile che leggere sia una cosa noiosa, un’occupazione poco divertente e poco meritevole di essere promossa,  il libro un prodotto commerciale non degno di essere pubblicizzato come, che so, i pelati o il dentifricio. Mi direte, ma i lettori sono troppo pochi, la cosa non è sostenibile. Premesso che i lettori forse sono pochi anche perché non si investe abbastanza nella comunicazione in campo librario, ma poi mi chiedo: e gli acquirenti di automobili sono così tanti da giustificare un bombardamento pubblicitario di tale portata? Io comprerò forse una o due automobili, non so neanche se nuove, nella vita ma ho comprato e comprerò molti più libri. Stiamo parlando di indotti proporzionalmente diversi, ne sono consapevole, ma io credo che il problema della promozione sia più culturale che economico.

Come si può tagliare un libro e servirne fette? Come si può smembrarlo per offrire pezzi di torta? Il libro è un oggetto sacro, meritevole di devozione, non lo si può trattare così. Credo che in tanti ancora lo pensino. Invece, forse, desacralizzare l’oggetto libro è la strada. Io con i miei libri ho mangiato, dormito, viaggiato, senza pensare mai di fargli un torto, di rendere la loro lettura meno speciale. Lo stesso credo valga per il marketing, si può sperimentare, comunicare il PIACERE di leggere, il suo divertimento, non solo la necessità un po’ scolastica e di conseguenza noiosa destinata in tal caso solamente all’abbandono una volta terminati gli studi.

Leggere deve essere un piacere.

I libri devono essere divertenti, piacevoli, coinvolgenti, commoventi, entusiasmanti, devono farci ridere, piangere, riflettere, devono colpirci al cuore.

E se non vi succede avete solo sbagliato libro, riprovate, là fuori c’è il libro per voi.

Questo vorrei dicessero gli spot, ma ancora non accade. 

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12 commenti

Archiviato in Recensioni

12 risposte a “Il libro è servito

  1. chicchina

    Qualche trovata geniale serve anche però alla lettura si arriva qualche volta per passione spesso per.. induzione:la scuola gli amici,la curiosità.E quando si inizia a sentire il piacere della lettura non si rinuncia più! In effetti trovo pochissimi programmi o momenti tv dedicati ai libri:per un pugno di libri è favoloso ma era meglio la domenica.Hanno eliminato il momento di Corrado Augias,sostituito certo,ma con altri risultati.

    • Hai ragione. Credo che i non lettori spesso siano tali perché nessuno leggeva attorno a loro, imparare a leggere può essere considerato come l’imparare a mangiare la verdura: qualcosa che difficilmente si apprende da grandi. Io però qualche buona speranza voglio conservarla, che con la trovata accattivante si possa attirare anche chi non cresce lettore.

  2. thegirlwithn

    Leggere è uno dei tanti piaceri della vita. Chi dice che leggere non fa per lui è solo perché non ci ha mai provato sul serio. Sfido chiunque a trovare a un libro bellissimo e non aver voglia di divorarlo fino all’ultima pagina… E pressoché impossibile:)

    • Tutto sta nel far incontrare quel libro con quel lettore, impresa non semplice!

      • thegirlwithn

        Concordo ma molti però non ci provano e basta;) io i libri li amo. E vedere anche che ormai si preferisce un tablet per leggere libri anziché acquistarne uno cartaceo è fastidioso… Per me è molto più emozionante poter toccare la carta, annusarla e assaporare la storia che uno stupido tablet! Ps. Scusami dilungo sempre

  3. Son d’accordo: ci può essere un libro per qualsiasi genere di persona. Poco fa parlavo con un’amica (di cinema e di libri, appunto) e le ho detto che spesso mi chiedo come sia possibile che esistano persone che odiano leggere: tanto che è noioso? tanto che è impegnativo?

    • Sono fidanzata con un non lettore e conto di farlo diventare un co-libraio. Bella sfida. Non so, sono convinta che ci sia un libro per tutti e che spesso la scarsa conoscenza o la diffidenza non riescano a portarli al lettore, ma sono anche convinta di uno dei sacrosanti diritti del lettore sanciti da Pennac: “il diritto di non leggere”!

  4. L’immagine è inquietante, adattissima. Quel che resta di un libro? sia quel che sia un arricchimento, un sogno, una fuga, non conta: l’importante è leggere.

    sherazade

    • Hai ragione, inquietante, molto d’impatto. Quello che conta è ciò che vediamo noi in quel frammento di libro, quello che ci rimane, ognuno è libero di interpretare quella fetta di libro come ritiene opportuno.

  5. E.

    Verissimo! Esistono libri per tutti i “palati”, bisogna continuare ad assaggiare finché non si trova il libro giusto. Ma nessuno fa pubblicità in tal senso, e al più ci si sente dire “Leggere? Non fa per me!”

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