Una cosa piccola che sta per esplodere

Non mi piacevano i racconti. Non mi piacevano prima che il mio tempo per leggere diventasse così frammentato, non mi piacevano perché non riuscivo a cogliere il gusto delle piccole cose fatte bene. Credo che ci voglia un gusto un pochino più raffinato, più selettivo per cominciare ad amare i racconti. Io prima pensavo che i racconti fossero per autori incapaci di scrivere romanzi (beata ignoranza!), di sviluppare trame complesse, di catturare il lettore per la durata di un libro. Sottovalutavo terribilmente il genere.

Poi ho letto Cognetti. E la mia percezione dei racconti è cambiata. Intanto perché un racconto ben scritto è come un piccolo gioiello, come un cioccolatino ripieno, può lasciare in bocca un sapore persistente, ben più duraturo di una tavoletta di pessima qualità. E poi perché ci vuole un arte straordinaria per convincerti a leggere un racconto e poi passare a quello successivo e ad un altro ancora. Quando ho deciso di portare con me in viaggio Una cosa piccola che sta per esplodere, l’ho scelto perché ho pensato che i racconti avessero la giusta lunghezza per un’oretta di volo e che non fossero troppo impegnativi da leggere fuori casa. Risultato: ho faticato a non leggere tutto il libro durante il primo volo.

I cinque racconti di Cognetti hanno come minimo comune denominatore l’adolescenza. Sono cinque storie forti, originali, intense, profonde. Per convincervi a leggerle ho deciso di regalarvi la pagina che più mi ha affascinata, che mi ha convinta a leggere il libro, la più bella, quella che fissa in pochi righi lo stile straordinario di Cognetti, la prima:

Genitori ricchi abbandonano feste da ricchi il sabato notte.

Il primo sabato di una nuova estate, tra l’una e le due di una notte di luna piena, i nostri genitori scendono come note di musica lungo il viale d’ingresso di una villa in collina: un uomo e una donna sposati da quasi vent’anno, anni in cui il matrimonio si è nutrito di errori, promesse, tradimenti e perdoni, stringendo un vincolo più maturo e più solido, questi genitori si allontanano sottobraccio, dando le spalle a una villa da ricchi, un sabato notte.

Le nostre madri appoggiano la testa al petto dei nostri padri forti: corpi scolpiti in palestre sclusive, levigati da chilometri di bicicletta e nuoto, accarezzati durante i consigli di amministrazione, guidano i corpi delle loro spose oltre lampioni e fontane, sedie e tavoli di ferro battuto, uomini e donne ubriachi e felici, amiche e amici ricchi che mostrano segni di felicità e ubriachezza quali cravatte allentate, colli macchiati di rossetto, fondotinta accumulati nelle rughe del sorriso, coppie di amanti più o meno ufficiali che i nostri genitori salutano con l’indulgenza riservata alle debolezze della carne, loro stessi protetti dall’aura erotica che circonda le coppie di mezza età quando alzano il gomito.

Solo alla fine della terza pagina Cognetti ci dice chi sta parlando, da dove e perché. Nel frattempo vi ha convinti a leggere il libro. Di Cognetti avevo già parlato bene dopo la lettura di Sofia, sono particolarmente felice di confermare che mi strapiace e che muoio dalla voglia di leggere tutto quello che ha scritto, in particolare Ragazzo selvatico (capito tu amico/parente che vuoi regalarmi un libro per Natale!?)

Ho intenzione di darmi ai racconti e di consigliarne ancora, ma considerato che sono ancora inesperta sul genere, voi cosa mi consigliate? A parte la Munro, che è già nella mia lista dei desideri, quali raccolte non mi dovrei proprio perdere? E poi, i racconti sono uno dei generi più bistrattati in Italia (ho scoperto che non è così in altri Paesi), secondo voi perchè? Eppure la nostra tradizione letteraria vanta grandi novellisti. Voi cosa ne pensate?

Ah, e chapeau alla Minimum fax per i titoli, sempre estremamente originali e centrati sul libro. In questo caso poi, trattandosi di un racconto, io l’ho interpretato proprio come il suo effetto: una cosa piccola ma che ti esplode dentro e lì rimane.

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11 commenti

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11 risposte a “Una cosa piccola che sta per esplodere

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  2. Sara

    Anche io penso che scrivere racconti richieda grande competenza narrativa e una fantasia bella ‘concentrata’:in poche pagine bisogna racchiudere una storia completa e delineare personaggi e vicende finite e precise. E’ un genere che, se apprezzato, dà molte soddisfazioni! Io consiglio i racconti di Pavese, di Marquez e di Sepulveda…E, visto che ci avviciniamo al Natale, anche le raccolte tematiche proposte ogno anno da Einaudi oppure da Neos Edizioni.

  3. Mi sembra che finora, cara Giulia, ti siano stati offerti straordinari consigli.

    Io mi permetto di aggiungere qualcosa di “antico”, per suggerirti delle letture base a cui non vale mai la pena rinunciare, se non altro per capire da dove arriva la tradizione narrativa dei racconti che leggi oggi.

    Quindi parto da Cechov, che io ammiro, oltre che per le opere teatrali, proprio per la produzione dei racconti.
    Con lui, leggi i Gogol, de Maupassant,

    Poi spostati in America: perché la tradizione dei racconti è fortemente europea a cavallo dei due secoli, poi diventa americana, c’è poco da fare. Con Carver leggi anche Cheever, Dubus, Oates, Hemingway: i loro sono i migliori racconti mai letti.

    E in Italia non limitarti a Cognetti: scopri Luca Ricci, che è al momento uno dei miei preferiti, e Antonio Pascale, una recente scoperta.

    E se hai amato i romanzi a racconti (come Sofia si veste sempre di nero di Cognetti e Olive Kitteridge della Strout), leggi della Munro La vista da Castle Rock e di Susanna Bissoli Caterina sulla soglia.

    Sul perché la pubblicazione dei racconti non sia una delle attività preferite degli editori italiani sto scrivendo un post proprio in questi giorni: finite le mie riflessioni mi farebbe piacere confrontarmi nuovamente con te.

    Un abbraccio

    Grazia

    PS: e qui rispondo anche alla tua domanda riguardo a I ragazzi Burgess. Della Strout leggi prima Amy e Isabelle: credo possa piacerti tanto.

    • Mamma mia Grazia… Hai mai sentito parlare di personal reader? Ti nomino subito. Mi hai dato una lista di consigli che potrei leggere per un anno. Grazie davvero, cercherò di orientarmi sui titoli che mi hai consigliato e ripasserò sul tuo blog per chiacchierare sui racconti. A presto!

  4. Zelda

    E’ la prima volta che lascio un commento sul tuo blog per cui prima di tutto: Ciao!
    Ti scrivo perchè essendo una grande appassionata del genere mi sono sentita di darti la mia opinione condita con qualche consiglio.
    Non so perchè spesso fra i lettori ci sia questa tendenza a relegare gli scrittori di racconti a scrittori un po’ di serie B, come se avessero optato per quella determinata forma solo perchè incapaci di far fronte alla complessità di una trama articolata, di gestire i personaggi.( Ho sentito e letto certe cose dopo il Nobel alla Munro da far venire voglia di urlare.)
    Credo che scrivere un racconto sia difficile, ma veramente difficile. Un racconto, al contrario di un romanzo, non può permettersi di avere dei cali, dei momenti in cui si appiattisce.
    Poi c’è tutto un lavoro di non detto, non spiegato, in cui devi essere in grado di comunicare con il lettore senza le parole. Carver in questo è un genio, soprattutto se consideri l’estrema brevità dei suoi racconti. Se ti interessa approfondire il genere, anche io ti consiglio Cattedrale e Di cosa parliamo quando parliamo d’amore.
    Altri libri di racconti che ho amato particolarmente sono: Nove Racconti di Salinger, Oblio e La ragazza dai capelli strani di David Foster Wallace, Undici solitudini di Richard Yates, e i racconti di Pavese, che sono di una bellezza straziante (Suicidi è il mio racconto preferito di sempre).
    In realtà pensandoci bene, credo che il problema che molti hanno con i racconti sia dovuto al fatto che spesso hanno finali “aperti”, in cui è il lettore che deve interpretare, capire, decidere.

  5. Anch’io sono iscritta alla lista “poco amante dei racconti”. Però Cognetti mi ha fatto conoscere Englander e Carver e li ho amati molto. Non so davvero perchè non ho ancora letto niente di lui, forse un po’ di titubanza, mi deluderà? Ma questo post mi sta tirando dalla parte giusta 😉

  6. Sono d’accordo con Elisa nel consigliare Raymond Carver, lui è il maestro assoluto dei racconti. In generale, la letteratura americana è più propensa alla forma breve. Concordo anche sull’inizio fulminante della raccolta di Cognetti. Sul mio blog, ho “intrecciato” le recensioni di “Una cosa piccola che sta per esplodere” e “Sofia si veste sempre di nero” in questo post: http://bit.ly/13ndHvC

  7. Anch’io ho fatto fatica a entrare nella logica dei racconti, ma grazie a Paolo Cognetti ora sono sempre più affascinata dai mondi racchiusi in poche pagine. Se posso, ti consiglio i racconti di Salinger 🙂 Dai anche un’occhiata al blog di Cognetti, perché in un post parlava dei suoi scrittori di racconti preferiti 😉

  8. Rientro anche io nel gruppo “Paolo Cognetti 4ever”!
    Faccio fatica a leggere i racconti perché trovo molte risposte nella brevità, preferisco scritti di più ampio respiro.
    Gogol con i suoi Racconti di Pietroburgo e Cognetti sono gli unici autori che letto senza difficoltà.
    Nei racconti ci deve essere il giusto equilibrio tra detto e non detto, un duro lavoro di limatura oltre che poesia.

  9. Anche io ho amato moltissimo questa raccolta di Cognetti, queste cose piccole sul punto di esplodere.
    A parte la Munro, ti consiglio anche Raymond Carver, la raccolta “Cattedrale” o “America Oggi”. Lui è un maestro del racconto, riesce a raggiungere quella perfezione che pochi altri (anche nei romanzi) riescono a trovare.

    Non so bene perché i racconti siano così bistrattati come genere, me lo chiedo sempre anche io. Io stessa prima di iniziare a leggerli avevo qualche pregiudizio eh, dicevo che avevo bisogno di pagine, di tempo, per entrare in una storia e affezionarmi ai personaggi. Poi però mi sono accorta che se uno scrittore è bravo riesce a darti tutte queste cose anche in poche, pochissime pagine.

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