L’inconfondibile tristezza della lettrice golosa

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Ci sono due cose che intristiscono i lettori golosi. La prima è essere lettori golosi a dieta (come vedete nella foto di questi tempi ci concediamo solo una tazza di tè). La seconda è leggere “libri golosi” deludenti. Quali sono i libri golosi? Sono quei libri che ti promettono esplicitamente di parlare di golosità; sono quei libri che evocano nomi di pietanze nel titolo; sono quei libri che ti mettono una fetta di torta in copertina e ti illudono che la torta c’entri qualcosa. Libri tipo L’inconfondibile tristezza della torta al limone di Aimee Bender.

Quando vi avevo parlato per la prima volta di questo libro, avevo espresso il desiderio di trovare tra le sue pagine una buona ricetta per la torta al limone; ma oggi non vi stroncherò questo libro perché la ricetta non c’era, lo farò perché l’ho trovato incoerente e inconcludente. Una bella idea, un bello sviluppo iniziale che nella seconda metà del libro si risolve in una bolla di sapone.

La storia è quella di una ragazzina, Rose, che alla vigilia del suo nono compleanno scopre di avere un singolare dono: attraverso i cibi che mangia può percepire le emozioni di chi lo ha maneggiato e preparato.

«Assaggiai un biscotto alla farina d’avena. Qui l’avena, ben essiccata, ma non irrigata altrettanto bene, poi l’uvetta, per metà insapore, fatta con uve incartapecorite, raccolte da vendemmiatori assetati, poi il fornaio, che andava di gran fretta. L’intero biscotto aveva un’aria tale di fretta che sembrava che dovessi mangiarlo velocemente oppure sarebbe stato lui, chissà come, a mangiare me».

Fin qui molto interessante. La prima parte del libro è portata avanti davvero bene. Attraverso la torta al limone di sua madre Rose percepisce i suoi sentimenti di tristezza e disperazione, il suo senso di colpa, fino a scoprire, attraverso le pietanze che cucina, della sua relazione extraconiugale. In tutta la prima parte della storia ti godi gli avvenimenti e aspetti sulle spine lo sviluppo della trama. Sviluppo che, per quanto mi riguarda, ho trovato davvero deludente. Cosa farà Rose di questo dono? Dove la porterà crescendo? Intanto scopriamo che per Rose questo non è affatto un dono ma una punizione, un peso, dal quale non vede via d’uscita. Pertanto lo sopporta senza che porti a nulla di buono. Ma non è tutto. Scopriamo che oltre a Rose anche suo fratello George ha un dono (ma non ci è dato esattamente sapere quale e a cosa serva) ed è probabile che anche suo padre abbia qualche potere paranormale. Il punto è che tutti questi poteri non hanno nessuno sviluppo nelle vite dei protagonisti, non servono a nulla, sono vissuti come un peso dal quale fuggire o tentare di liberarsi. Ed ecco che così secondo me la Bender perde un’occasione: quella di dare senso e coerenza alla trama. Il libro finisce per non andare da nessuna parte, per non acquistare nessun significato. Per di più è a mio parere inclassificabile in un genere letterario, perché non riesce ad essere né realista, né pienamente fantastico o fantascientifico, non prende nessuna strada, rimane bloccato al crocevia di più generi e soluzioni narrative, con esiti deludenti.

Più deludente di un libro brutto è un libro che parte bene e poi diventa brutto.

Qualcuno l’ha letto e muore dalla voglia di contraddirmi? Aspetto con ansia le vostre obiezioni.

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21 commenti

Archiviato in Recensioni

21 risposte a “L’inconfondibile tristezza della lettrice golosa

  1. avevo la libreria colma di libri simili, regali di cui mi sono sbarazzata volentieri. Storie con ricette non le trovo interessanti, ma storie DI ricette (senza dettagli di ingredienti) si.
    Grazie per la recensione che spero venga letta da chi si prepara a regalami i prossimi libri 😦
    buon novembre
    Sally

  2. Federica

    ecco il motivo per cui vorrei tanto iniziare a scrivere il mio libro ma poi mi fermo… l’idea iniziale è buona ma poi, del resto, a chi importerebbe?
    grazie della recensione 🙂 sai che anche a me aveva attirato per via del titolo? Dovrebbero premiare l’editore più che chi ha scritto il libro

  3. Non ho mai letto nulla della Bender, mi ha sempre intimorito l’aurea di adorazione che la attornia.
    Forse impaurita non è la definizioe adatta: piuttosto insospettita.
    Detto ciò: come concordo con te sulla definizione di libro deludente! Quello che ti fa bene sperare e poi il nulla, sì, proprio quello!
    A me questo effetto lo aveva fatto ‘ombra del vento, di Zafon

  4. L’ho letto un paio d’anni fa e sono felice, dopo tante recensioni entusiastiche, di sapere che non sono l’unica a cui abbia lasciato l’amaro in bocca. Anche io mi aspettavo molto di più e il libro aveva tutte le carte in regola per piacere e piacermi, ma mi ha davvero delusa lo svolgimento della storia.
    Ah e, tra parentesi, anche io faccio una torta al limone buonissima 😀

    Valentina
    http://www.peekabook.it

    • Ma sai che anch’io avevo letto tante recensioni positive? A volte i blogger mi lasciano perplessa. Rispetto i gusti di tutti ma trovare qualcuno sulla mia stessa lunghezza d’onda mi fa piacere.
      La ricetta? Ci tengo.

  5. Mi fido del tuo giudizio. Ma quando sono a dieta evito di leggere libri golosi 🙂

  6. Anche a me aveva incuriosito questo libro…ma dalle tue parole emerge qualcosa di molto diverso da ciò che avevo immaginato. Non so se ho più tanta voglia di leggerlo…

  7. “Più deludente di un libro brutto è un libro che parte bene e poi diventa brutto.”

    Di molto vero. Quando poi si tratta di un ciclo/saga/serie che l’autore non è riuscito a concludere degnamente o – peggio – ha stiracchiato all’impossibile nel momento in cui si è reso conto che vendeva bene… non riesco a fare a meno di chiedermi per quale motivo non sia prevista la fustigazione.

    • In quel caso più che altro mi fa tristezza. Anche se devo ammettere che a volte preferirei che la troncassero lì, detesto quei libri concepiti in anticipo come trilogie, detesto gli impianti narrativi costruiti dal principio per spillare soldi. In questo caso però non do colpe all’autrice. Il libro mi è parso deludente ma per altri motivi. Lei almeno era in buona fede.

  8. scake

    Mal comune mezzo gaudio: la fondatrice del “Club delle lettrici golose” e’ a dieta! Pero’ ogni tanto si concede qualcosa a colazione. Non mi e’ mai successo di leggere in libro che inizia bene e finisce male, penso che mi darebbe sui nervi: una gran delusione. Tempo fa avevi chiesto suggerimenti ed io te ne avevo dati alcuni validi, in particolare “caffe’ babilonia” che contiene anche delle semplici ricette. Se vuoi molto particolare anche di Guido Tommasi editors “Non e’ vero che tutto fa brodo”
    Short stories all’italiana con ricetta a fare da morale. E poi leggi la mitica Ruth Reichl “La parte tenera”.

  9. mi sono persa per un po’ ma sono tornata, ed e’ bello leggere nuovamente i tuoi post. Io questo libro non l’ho ancora letto, al principio ho pensato: “ok allora non lo leggo”, pero’ mi hai incuriosito un po’, quasi quasi lo prendo e ti faccio sapere, e magari se mangio la mia…. di torta al limone mi sembrera’ meno triste la sua 😉

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