La guerra, l’amore, la libertà

 

«Una telespettatrice di Milano ci scrive scandalizzata dopo aver intercettato per strada una conversazione tra due adolescenti che uscivano da scuola:

 -Il 25 aprile non c’è lezione.-

-Perché?-

-Boh, si festeggia qualcuno che ha liberato qualcosa.-

Due spettatrici di Brescia invece ci scrivono scandalizzate perché, alla vigilia del 25 aprile, la giunta comunale ha deciso di riesumare una statua del passato fascista. La statua dovrebbe tornare a piazza della Vittoria, a pochi metri da quella piazza della Loggia che fu il luogo della strage neofascista nel 1974. Il costo di quest’operazione di restauro sarà di 400 000 mila euro, spesi da una giunta che ha appena tagliato 5 milioni ai servizi sociali». *

 

In occasione della giornata della memoria, qui sul blog discutevamo sull’efficacia delle letture destinate ai ragazzi per raccontare l’Olocausto. In quel post l’oggetto dei miei dubbi era l’attualità del diario di Anna Frank. Oggi invece, a ridosso della Festa della Liberazione vi chiedo: quali sono state le vostre letture su quest’argomento? Le mie, i classici La casa in collina, Il sentiero dei nidi di ragno, La ragazza di Bube… Tutti libri straordinari, che probabilmente vengono spesso proposti nelle scuole. Ma mi sono chiesta: quant’è profondo il senso di immedesimazione che ho provato leggendoli? Potrei dire superficiale, quei personaggi sono lontani da me, non riesco a identificarmi in nessuno di loro.

In questi giorni invece, ho letto un libro bellissimo che sono sicura non conoscete. Si chiama Tregua nell’ambra ed è scritto da una giovane autrice pugliese, Ilaria Goffredo.

https://lelibrerieinvisibili.files.wordpress.com/2013/04/copertinatreguanell27ambra.jpg

Ilaria mi ha contattata per propormi la lettura di questo libro, raccontandomi un po’ la sua storia: tra i finalisti nel concorso “ilmiesordio” di Feltrinelli, il libro non è stato preso in considerazione da nessun editore per la pubblicazione. L’autrice perciò ha deciso di renderlo disponibile gratuitamente come segno di protesta verso il mondo editoriale. Io vi consiglio di scaricarlo, perché a mio parere è un libro bellissimo e voglio davvero ringraziare la sua autrice per avermelo fatto conoscere.

Si parla poco del sud Italia durante la guerra. Si è creata, negli anni, la percezione che la guerra e la Resistenza siano stati esclusivamente un vissuto del nord. Ilaria Goffredo ambienta la sua storia a Martina Franca,  un paese del tarantino, nel 1943. Racconta la guerra, le angherie del fascismo, i campi di concentramento presenti anche sul territorio pugliese, l’antifascismo; ma soprattutto racconta la storia di un amore bellissimo capace di sopravvivere agli orrori del suo tempo.

L’ho letto in un giorno solo, soffrendo, sperando, immedesimandomi negli stati d’animo dei protagonisti, sperando ingenuamente in un lieto fine, dimenticando che in guerra non esiste alcun lieto fine.

Leggetelo, perché al di là della sua verità storica (sulla quale non ho i mezzi per giudicare) è un libro che vi farà rivalutare tante cose che date per scontate nella vostra quotidianità: la libertà, la pace, il rispetto dei diritti umani.

Leggetelo, per ricordarvi di come si vive in quei luoghi in cui oggi c’è la guerra, per rivolgere un pensiero a tutti coloro che vivono sotto una dittatura, per tutti coloro che non sono liberi e in pace.

Leggetelo, perché è una storia emozionante, una storia di speranza e di amore per la libertà.

«Io a quelle ragazzine vorrei dire che hanno ragione: il 25 aprile non si festeggia “qualcuno” che ha liberato “qualcosa”. Si festeggiano gli italiani che si sono liberati dalla dittatura. Alla giunta di Brescia vorrei dire la stessa cosa». *

* (Massimo Gramellini a Che tempo che fa del 20 aprile ’13)

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12 commenti

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12 risposte a “La guerra, l’amore, la libertà

  1. Pingback: La tregua nell’ambra | STRAVAGARIA

  2. cinziarobbiano

    qui dove vivo della Resistenza si è fatta l’apologia senza fare revisionismo. Molti orrendi delitti furono commessi anche dai partigiani ma su questo è caduto un velo di silenzio. Perciò ho sempre preso molto le distanze da certi spiriti libertari. Anzi, è tale il valore che attribuisco alla Liberazione da non poterla onestamente attribuire solo ad una parte. Tanti furono i soggetti coinvolti, troppo spesso trascurati. Riguardo allo sterminio…lo vivo come se me ne sentissi responsabile, ho letto tutto il possibile, ho viaggiato in piccoli villaggi dove tutti gli ebrei furono deportati e uccisi…non smetterò mai di chiedere scusa. ma ne parlerò nel mio blog, proprio in questi giorni sono usciti due libri che me daranno l’occasione.

  3. Sara

    Anche io ho letto “La ragazza di Bube”, “La casa in collina” e “I sentieri dei nidi di ragno” e devo dire che il primo è quello che mi è piaciuto di più, forse perché l’ho letto a vent’anni e non a quattordici, quando vengono proposte le letture scolastiche. A quattordici anni ho trovato bellissimo “Prima che il gallo canti” di Pavese, invece; e anche “Il partigiano Johnny” di Fenoglio. Recentemente, ho letto “La masnà” di Raffaella Romagnolo, che in buona parte parla di Resistenza e mi è piaciuto davvero molto. Secondo me i libri scritti ora che parlano di Resistenza sono molto diversi da quelli scritti immediatamente dopo la fine della guerra. Il pensiero degli scrittori è cambiato e sono cambiati gli scrittori stessi: chi oggi scrive un romanzo sulla Resistenza è molto difficile che l’abbia vissuta in prima persona, ad esempio. I romanzi di Pavese, Fenoglio, Calvino parlano di un’esperienza vissuta direttamente e la loro penna ne è stata sicuramente condizionata. Tuttavia, io un po’ sono riuscita ad immedesimarmi nei personaggi. O almeno li ho capiti, ho cercato di entrare nel loro stato d’animo. Forse anche il luogo in cui vivi aiuta: leggere libri che parlano del Piemonte, se ci sei nata, probabilmente rende le cose più semplici. Io, se fossi un’insegnante, continuerei a consigliare queste letture, a farle in classe tutti insieme: da adulti è sempre più difficile tornare su certi autori, anche per i lettori più accaniti, perché spesso ci lasciamo conquistare dalle ultime uscite in libreria!

    • Sicuramente nei libri scritti in quel periodo c’era molto più realismo. In questo invece la realtà è in parte romanzata, ma la presenza di alcune situazioni un po’ inverosimili non toglie nulla al romanzo che ha una sua forza. In effetti i luoghi contano molto. Questo romanzo è ambientato dalle miei parti. Uno dei campi di lavoro di cui parla l’autrice era a 20 km dal mio paese, del bombardamento tedesco su Bari ne avevo sentito parlare ma non ne so molto. Oltre all’immedesimazione questo libro mi lascia la voglia di informarmi meglio su cosa è accaduto nella mia regione durante la guerra.

  4. E’ dura commentare senza lasciarsi andare a volgarità e baggianate insensate. Per la prima parte del post, dico… che tristezza. Non so che altro dire se non ‘che tristezza’.
    Io non riesco a leggerli, libri su quel periodo. Non ho mai letto Anna Frank, già Quando Hitler rubò il coniglio rosa mi aveva fatto stare male da matti. La storia la conosco grazie ai nonni, quando mi capita di vedere un programma dedicato all’argomento cambio subito canale. Non si può ricordare una cosa del genere e poi pensare che l’essere umano meriti qualcosa più che l’estinzione.
    Pardon, alla fine mi sono lasciata andare alle baggianate insensate.

    • Non ti preoccupare. Lo spettro della banalità aleggia sempre quando scrivo post su argomenti seri come questo. Ci penso un sacco e non sono mai sicura di aver usato le parole giuste.
      Su Anna Frank credo tu ti debba ricredere. Come dicevo ad altri lettori di quel post, non è affatto un libro angosciante.

  5. credo che i ragazzi si possano immedesimare se il protagonista li riporta in qualche modo a loro. per questo secondo me la lettura del diario di Anna Frank può funzionare ancora, anche a distanza di tanti anni. quando ero alle medie la lettura di classe fu per un semestre un libro che mi pare si intitolasse “Un pugno di terra” (o qualcosa di simile), in cui la protagonista era una ragazzina di forse 11/12 anni, figlia di contadini in un periodo che potevano essere gli anni quaranta. Il fatto che la ragazzina avesse più o meno l’età di noi che leggevamo ci permetteva di sentirla vicina, anche se con una vita così diversa dalla nostra.
    All’epoca lessi anche per conto mio (credo di averlo trovato a casa di una zia) “La ragazza di Bube”, però ecco, quello feci fatica a capirlo e penso che anche a leggerlo adesso non lo troverei facilissimo.
    Grazie per la segnalazione del romanzo, lo cercherò.

    • Tutti i libri che ho letto sulla guerra o sulla resistenza li ho letti in tempi recenti. Credo che se avessi tentato all’età delle medie o giù di lì mi sarei annoiata a morte perchè con i personaggi non c’era possibilità di immedesimazione. Possibilità che invece ho avuto con Anna Frank e anche con la protagonista di questo romanzo. Ovviamente questa è una cosa personale, ad altri non farebbe lo stesso effetto.

  6. Non ho trovato nulla al link che hai inserito, provo a cercare in rete…

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