Morire dal ridere, una favola per adulti

Che rapporto avete con la morte? Messa così, ad incipit, la domanda potrebbe suonare troppo pesante. Già vi vedo, che scorrete la pagina per cercare un altro post. Fermi lì, non comincerò una dissertazione filosofica sull’opportunità o meno di avere paura della morte; ma la domanda che vi ho posto è essenziale, fondamentale direi, per capire se il libro di cui vi parlo oggi può piacervi oppure no.

Morire dal ridere di Antonietta Usardi è una favola moderna, ambientata in una dimensione temporale non ben definita, in una Milano contemporanea se non fosse per la particolarità della situazione attorno a cui gravita la storia narrata: in questa Milano, che evidentemente non è quella che noi conosciamo, il morire è una pratica che attiene al singolo. In poche parole il suicidio è consentito dalla legge ed esistono attività commerciali che della “libera morte” possono fare un bussiness. È ciò che accade ai proprietari del negozio “Una volta e per sempre”, protagonisti della storia.

Ecco svelato il perché di quella mia molesta domanda iniziale. L’argomento trattato dalla Usardi è delicato e può risultare sgradita l’ironia con la quale viene trattato, se il lettore non è ben preparato alla lettura. Mi sono chiesta: si può scherzare sulla morte, e soprattutto sul suicidio, oppure sono argomenti irrimediabilmente tabù? Messa giù così, la trama di questo libro potrebbe sembrare pesante, cupa, di cattivo gusto. Non è così, o per lo meno a me non ha fatto questo effetto. Devo dire, a scanso di equivoci, che è un libro che non consiglierei a persone che stanno attraversando un momento difficile o che hanno vissuto un lutto, per l’impossibilità in un momento come questo di sorridere sull’argomento. Non lo consiglierei a dei ragazzi, ma solo a degli adulti in grado di comprenderlo e metabolizzarlo.

morire dal ridere cop

Fatte queste premesse che ritenevo doverose, devo dire che il libro, inviatomi dall’autrice per una recensione, mi è sembrato divertente, leggero, arguto e soprattutto ben scritto. Data l’apparente ostilità dell’argomento, l’autrice è stata brava a non far pesare neppure una pagina. Il ritratto della famiglia impegnata in questo strano bussiness ricorda per certi versi quello di una moderna famiglia Addams nella quale irrompe come una ventata di inaspettato ottimismo la figura del piccolo Robespierre, amante della vita e deciso a ribaltare le sorti del destino famigliare. In maniera paradossale il risultato finale sarà quello del ribaltamento della crisi e del pessimismo, per lasciare spazio ad un nuovo amore per la vita.

L’ho trovata una lettura spiritosa e ho apprezzato la sua brevità che evita di scivolare in tinte troppo dark. L’unica pecca che devo attribuire all’autrice è quella di non approfondire abbastanza bene il contesto nel quale si svolge la storia. Siamo a Milano,  in un periodo storico che non viene specificato, un’epoca del futuro, suppongo, della quale mi sarebbe piaciuto avere un’immagine più dettagliata. Cosa è successo in questa Milano (e dunque in questa Italia) oltre alla legalizzazione del suicidio? La storia si svolge troppo tra casa e bottega e ignora quasi completamente il mondo esterno. Una ambientazione più vasta avrebbe dato un respiro più ampio all’opera.

Questo libro in ogni caso mi ha spiazzata. Molte favole si basano su una esorcizzazione del timore della morte, ma in nessuna il tema mi è sembrato così esplicito. Voi avete mai letto qualcosa di simile? Conoscete altri autori che si sono fatti beffe dell’argomento? Apprezzate il genere?

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9 commenti

Archiviato in Esordienti, Recensioni

9 risposte a “Morire dal ridere, una favola per adulti

  1. Sembra carino da come lo hai presentato…
    Ti mandano i libri per recensirli?
    Come hai fatto??? Mi sai dire qualcosa?
    Baci cara!
    Luna

  2. Io il genere lo apprezzerei eccome, mi sa che appena riesco ad appropriarmi di un ereader – yeah, mi sono decisa. Ora viene la parte difficile, ovvero raccattare il danaro – sarà tra i miei primi acquisti.
    Spiace per quello che dici sull’ambientazione, ma l’idea mi piace eccome. Giocare e scherzare con la morte. Tanto, voglio dire, è sempre lì. Non so se riusciamo a dimenticarcene del tutto, a livello inconscio, anche quando stiamo ridendo e scherzando con gli amici. Perciò tanto vale…
    … sprizzo ottimismo da ogni poro, eh xD
    Libri che giocano con la morte, non so, mi viene in mente Il figlio del cimitero di Gaiman, che ho doverosamente adorato. E Il bizzarro museo degli orrori di Dan Rhodes, che è uno dei miei libri preferiti in assoluto.

    • Ecco, a leggere i titoli mi accorgo che è un genere che proprio non mi si addice. Forse il mio senso dell’umorismo è un po’ limitato sull’argomento, ma questo libro è simpatico, mi sono dovuta ricredere.
      Quanto all’e-reader fai bene. “Affiancare non sostituire” è il mio motto con gli ebook!

  3. L’idea non è male e non mi disturba, potrebbe essere interessante.

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