8 marzo

Caro Federico,

ho appena fatto una colazione a base di caffè, toast caldi al burro e marmellata, spremuta d’arancia e fumato una trasgressiva sigaretta mattiniera. Oggi è l’8 marzo e il mio primo pensiero sei tu. Non comprerò nessun cespuglietto di mimosa da mettermi nei capelli e spero che a nessuno venga in mente di offrirmene. In realtà adoro ricevere fiori, ma lo striminzito mazzolino preconfezionato che qualche sensibile capo ufficio lascia sulle scrivanie delle dipendenti in aziende dove statisticamente a comandare sono i maschi è irriverente. Anzi, una presa per il culo.

Oggi non vorrei vedere sfilare cortei, mi basterebbe che ripulissero le strade e che mettessero in circolazione più tram. Ci sono stuoli di donne pigiate sul tram: bianche, orientali, nere, cinesi, marocchine, egiziane e milanesi. Impiegate, commesse, libraie, operaie, addette allo sportello di una banca, delle poste, dell’esattoria, estetiste, parrucchiere, manicure, contabili, addette stampa, studentesse, disoccupate, medici, dentiste, casalinghe, giornaliste, infermiere, badanti, vigilesse, carabiniere, cassiere, bariste, account, pubblicitarie, assistenti alla regia, creative, professoresse, maestre di scuola. Donne, mamme, figlie, nonne, sorelle, suocere, cognate. Vorrei che oggi togliessero dalle aiuole la cacca dei cani (maschi)  con la paletta e i guanti di gomma, che ci lasciassero passeggiare in pace tra gli alberi del parco che fioriscono timidi, senza rischiare pericolosi scivoloni sulla puzza. Vorrei che tappassero i buchi sui marciapiedi dissestati, vorrei che scomparissero i motorini dei maschi posteggiati come mosche, che costringono le nostre biciclette (femmine) a ritirarsi inermi e frustrate. Vorrei che censurassero titoli e notizie di reato contro donne e ci lasciassero, per un giorno, lontane da violenze cittadine e dentro le mura di casa.

Vorrei sorrisi e gentilezze non stucchevoli. Quanto a me, farò uno sconto alle mie clienti e arrederò la vetrina in loro onore: libri che parlano di donne ce ne sono a iosa.

Donne che leggono sedute, sdraiate, composte, stravaccate, distratte, recluse tra le pagine di un libro. Donne impegnate a leggere e dunque pericolose. Ti adoro, quantunque maschio,

Emma

Paola Calvetti, Noi due come un romanzo

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7 commenti

Archiviato in Chiacchiere in libreria, Siamo donne...

7 risposte a “8 marzo

  1. Sara

    Non vedo l’ora di andare in libreria per comprare il libro oggetto di questo post!

  2. anche io ho contribuito 🙂

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