Cime tempestose: l’amore che distrugge

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,

come sigillo sul tuo braccio;

perché forte come la morte è l’amore,

tenace come il regno dei morti è la passione.

(Cantico dei cantici)

Se vi sembrano parole familiari vi dico subito che è ad un matrimonio che le avete sentite. Spesso infatti questa parte del cantico dei cantici viene letta come salmo, a volte viene cantata. Queste parole mi sono tornate chiarissime alla mente dopo aver concluso la lettura di Cime tempestose, l’opera unica e senza tempo di Emily Bronte. Confesso che mi aveva ispirato la lettura il proposito, di certo poco originale, di proporla in un post di San Valentino. Ho subito accantonato l’idea e non perché la lettura non mi abbia soddisfatta. L’ho trovata sublime. Ma anche terribilmente triste, penosa, dura, potente.  Come l’ha definito Charlotte Brontë (sorella di Emily e autrice di Jane Eyre) è “un’opera moorish: selvatica e nodosa come una radice d’erica”.

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Non saprei se definirla una storia d’amore, mi trova più d’accordo il definirla come storia di una passione. E la passione può essere davvero distruttiva. Di certo non mi aspettavo la storia che ho letto. Heathcliff ama Catherine, Catherine ama Heatcliff e queste sono le nozioni basilari che tutti conosciamo di questo libro. Ma di solito i romanzi vittoriani hanno un iter prevedibile: la passione trova degli ostacoli, moltissimi, ma alla fine trova il modo di trionfare. Emily Bronte invece ci regala un’opera altamente anticonvenzionale. Se non l’avete letto non voglio dirvi troppo (anche perché dovete assolutamente leggerlo!) ma l’equazione Heatcliff ama Catherine e viceversa in questa storia non appare così scontata. Intanto perché l’amore che i due protagonisti nutrono reciprocamente appare un sentimento oscuro, distruttivo, ossessionante, in definitiva sbagliato, anche se il lettore non sa bene spiegarsi il perché.

Heatcliff ama Catherine sino al punto di considerarla la sua dannazione: «Devo rammentare a me stesso di respirare… devo quasi rammentare al mio cuore di battere! Ed è come comprimere una molla dura: è a viva forza che compio il minimo atto che non sia suggerito da un unico pensiero; ed è a viva forza che noto alcunché di vivo o di morto, che non sia associato a una sola idea universale. Ho un solo desiderio, e tutto il mio essere e facoltà anelano a raggiungerlo. È tanto che tendono ad esso, e così indefessamente, che sono convinto che sarà raggiunto, e presto, perché ha divorato la mia esistenza: sono assorbito dal presagio del suo adempimento». Perché questo amore non riesce a realizzarsi? Le convenzioni sociali, i terribili caratteri dei protagonisti di questo dramma contano poco, lo si intende leggendo. Il punto è che questo amore ha in sé una pulsione di morte e portarlo a compimento significherebbe davvero la fine di tutto. E così è. Il legame tra eros e thanathos qui è più forte che mai: «Ho forse bisogno di vivere? Che razza di vita sarà la mia quando tu… oh, Dio! Vorresti tu forse vivere con l’anima tua nella tomba?»

Catherine vive uno stesso profondo tormento: «A che scopo esisterei, se fossi tutta contenuta in me stessa? I miei grandi dolori, in questo mondo, sono stati i dolori di Heathcliff, io li ho tutti indovinati e sentiti fin dal principio. Il mio gran pensiero, nella vita, è lui. Se tutto il resto perisse e lui restasse, io potrei continuare ad esistere; ma se tutto il resto durasse e lui fosse annientato, il mondo diverrebbe, per me, qualche cosa di immensamente estraneo: avrei l’impressione di non farne più parte. Il mio amore per Linton è come il fogliame dei boschi: il tempo lo trasformerà, ne sono sicura, come l’inverno trasforma le piante. Ma il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce nascoste ed immutabili; dà poca gioia apparente ma è necessario. Nelly: io sono Heathcliff! Egli è stato sempre, sempre nel mio spirito: non come un piacere, allo stesso modo ch’io non sono sempre un piacere per me stessa, ma come il mio proprio essere. Così, non parlar più di separazione: ciò è impossibile e…

… E così egli non saprà mai quanto io lo ami; e ciò non perché sia bello, Nelly, ma perché lui è più me di me stessa. Di qualunque cosa siano fatte le anime, certo la sua e la mia sono simili: e quella di Linton è invece tanto differente dalla nostra quanto lo è la luna da un lampo, o il ghiaccio dal fuoco».

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E non venite a dirmi che è  il solito romanzo sentimentale. Io l’ho trovato l’antiromantico per eccellenza. In quest’opera c’è una dose di odio pari, se non superiore, a quella di amore.

«Possa svegliarsi fra i tormenti! – gridò Heathcliff con una spaventosa veemenza, picchiando i piedi, ruggendo di dolore in un improvviso parossismo d’irresistibile passione. – Sì, sì, bugiarda fino alla fine! Dov’è dunque? Non là… non in cielo… scomparsa, dove? Ah, tu dicevi che non t’importava nulla delle mie sofferenze! Ed io faccio una preghiera, e la ripeterò fin che la mia lingua si secchi: Catherine Earnshaw, possa tu non trovar mai riposo fin ch’io vivo! Tu dici che io ti ho uccisa: tormentami, allora. Le vittime perseguitano i loro assassini, io credo. Io so di fantasmi che hanno errato sulla terra. Sta sempre con me… prendi qualunque forma… rendimi pazzo! Ma non lasciarmi in questo abisso, dove non ti posso trovare! Oh Dio, è impossibile! Non posso vivere senza la mia vita, non posso vivere senza la mia anima»

Leggetelo. E dopo averlo letto, per favore, rispondete alla mia domanda: perché Heathcliff e Catherine non possono amarsi? O meglio perché il loro amore genera tanta sofferenza? Perché la sua unica possibilità di realizzarsi è nella morte? Trovo banali tutte le risposte che ho provato a darmi: le convenzioni sociali, l’orgoglio di Catherine, la cattiveria di Heathcliff (perché Heathcliff, badate bene, è cattivissimo e neppure l’amore che nutre per Catherine riesce a redimerlo)… Il problema è tutto nella passione in sé, un sentimento malsano, distruttivo, un amore che consuma nel senso letterale del termine. Un amore in definitiva come non siamo proprio abituati a leggerlo in un libro di quell’epoca. È per questo motivo che ho trovato il romanzo singolare, potente, duro… e imperdibile.

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27 commenti

Archiviato in Recensioni

27 risposte a “Cime tempestose: l’amore che distrugge

  1. Sono inciampata in questo libro a soli cinque anni, non sapevo ancora leggere, ma era mio padre a farlo per me. Ricordo che, nonostante l’età, ne ero affascinata. Qualche anno dopo lo lessi da sola e da allora ho continuato a farlo, ogni tanto, come per ripassarne i passaggi. Dire che mi piace è banale, lo adoro. Dopo anni di letture, continua ad essere il mio preferito. Perché qualcosa ti piace più di un’altra? Sarebbe troppo lungo da spiegare. Perché i due protagonisti non riescono a concretizzare il loro amore? Credo che la risposta alla tua domanda sia nelle parole di Catherine, ma sia da ricercare, anche, nella vita stessa dell’autrice. L’amore-passione dei due protagonisti non ha motivo di banalizzarsi in un quotidiano che trasforma e consuma, la sublimazione dell’amore è nell’assoluta negazione della realtà. E’ un amore- passione in cui tutte le sfaccettature prendono forma, in cui il dualismo fra bene e male è in continua contrapposizione, in un confronto costante. Il tempo, l’assenza , le distanze, sia logistiche che sociali, fanno da contrappunto all’esaltazione del vissuto, ma non deformano i sentimenti. Non ci sono buoni o cattivi, ci sono solo vittime- carnefici che continuamente invertono i loro ruoli, come del resto avviene spesso anche nella vita.

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  3. segnalo un bellsss film premio Oscar nel 1940 di William Wyler, con Laurence Olivier e Merle Oberon. Certamente non è il libro ma ‘ci sta tutto’

    sherazade

    • Sai che guardo raramente i film tratti dai libri? So che è una grave mancanza, ad esempio solo recentemente ho scoperto che tra i premi Oscar italiani c’è la trasposizione cinematografica de Il giardino dei Finzi Contini, libro che adoro, ma il film non l’ho mai visto. Dovrò rimediare, e terrò conto anche del tuo consiglio.

      • Spesso i film sono una delusione ma alcuni ‘superano’ la lettura con l’aiuto delle immagini.

        sherabuonasettimana

        ps.Finzi e Contini film riuscitissimo di De Sica a cui inizialmente Bassani partecipo’ alla stesura poi vi furono dei malintesi e si chiamò fuori.

    • Rileggo ora per la seconda volta, in un momento di vita diverso e mi chiedo, xke’ questa malignità’ pervade tutta la storia? Emily, aveva certamente un animo tormentato per creare una simile cattiveria tentacolare che non risparmia nessuno.

  4. Ho sempre trovato Heatcliff e Catherine due personaggi incapaci di amare.
    Sanno odiare, provare rancore, colpevolizzare tutti e tutto, prendersi delle rivincite, ma di certo non sanno amare.
    Heatcliff è ossessionato da Catherine, ma non credo sia amore.
    L’ amore dovrebbe renderci migliori, non dico che ti trasformi dal giorno alla notte, ma neanche portarci allo stadio più bestiale.
    Heatcliff è da tutti maltrattato, ma lui non fa molto per farsi accettare.
    Catherine è un personaggio odioso, talmente pieno di sè da implodere nella sua pochezza.

    • Non so, io credo che l’amore possa essere anche un sentimento negativo, rancoroso, distruttivo, come in questo caso. Qualcuno contesterebbe che non è amore, ma la storia letteraria e non è piena di esempi di amori negativi. Credo che Heatcliff ami Catherine nel modo terribile in cui lui riesce ad amare, non sono sicura invece che Catherine ami Heatcliff, la trovo più cinica di lui e meno innamorata.

  5. Pingback: I migliori del 2013 | Le librerie invisibili

  6. Meraviglioso libro che devo assolutamente rileggere. Lo lessi in inglese alle superiori e mi ha lasciata basita! Sono d’accordo con te quando dici che si percepisce più odio che amore in questo libro

  7. Pingback: I classici sono noiosi (ogni tanto) | Le librerie invisibili

  8. Sottoscrivo in pienissimo il tuo pensiero. Anche io ho letto questo romanzo pochi anni fa. I caratteri di Heatcliff e Caterine in fondo si assomigliavano in quanto a cattiveria, testardaggine, passionalità. Ma poi, ve la immaginereste una coppia “per sempre felici e contenti” con due caratteri così?

    • No infatti, finirebbero per tirarsi dietro i piatti. Scherzi a parte, li trovo entrambi perfidi, tremendamente cattivi e forse è questo il bello del romanzo, che non è melenso, non è sentimentalista, non è banale.

  9. Sara

    Secondo me Heathcliff e Catherine non riescono ad amarsi perchè, in fondo, non hanno il coraggio di cambiare le loro vite radicalmente. Ci penserà la fortissima passione che comunque li lega a stravolgere loro l’esistenza… In questo romanzo è tutto portato all’estremo: amore, passione, cattiveria, persino lo sfondo della storia, la brughiera, è durissima, aspra, fredda, quasi invivibile. Forse è proprio l’estremizzazione a sviare un po’ il lettore dal dilemma che sta alla base di tutto: cambio vita andando incontro all’amore, oppure mi adagio nelle consuetudini e nella quotidianità? Essendo molto più comode e tranquille, queste ultime attirano inconsapevolmente i protagonisti e, allo stesso tempo, li fanno precipitare in un vortice pericoloso, al culmine del quale purtroppo c’è la morte. Ecco il pensiero e il ricordo che ho conservato di questo libro, letto ai tempi delle superiori… ma mai dimenticato! P.S. Recentemente è uscita una biografia romanzata delle sorelle Bronte. Si intitola “Romancing Miss Bronte” (Tea Editore): io l’ho trovata una lettura interessante. Attraverso una rilettura in chiave romanzata, mi ha permesso di sapere qualcosa in più su queste scrittrici. 🙂

    • Un’ottima analisi del libro la tua, che permette anche di riportarlo alla modernità. Per quanto la storia di Heathcliff e Catherine ci sembri lontana può far scatutire riflessioni che ci riguardano.
      La biografia delle Bronte sembra interessante, la cercherò. Grazie della segnalazione!

  10. Club del Libro - Bari

    Per chi si trovasse a Bari o dintorni il prossimo 23 febbraio, il gruppo di lettura del Club del Libro discuterà proprio di ‘Cime tempestose’. Per info: clubdellibro.bari@gmail.com

    Quanto alla mia opinione su questo romanzo, non l’ho mai trovata né una storia d’amore né di passione, ma un puro intreccio di odio e rancore.
    Visto così perde molta della (a mio avviso eccessiva) fama che si è costruito negli anni, ma almeno riacquista quella dignità che spesso le storie d’amore strappalacrime non hanno.

    – Angela –

    • Interessante… Non ho mai partecipato ad un club del libro, potrei farci un pensierino. Per quanto riguarda la tua interpretazione del romanzo mi trovi parzialmente d’accordo: certo, gronda odio e cattiveria ma perchè non pensare che questi derivino da un amore malato? O l’amore tossico non possiamo considerarlo amore? E’ un dilemma molto serio perchè d’attualità. Gli uomini che perseguitano, picchiano, uccidono le donne le amano o sono solo convinti di amarle? Heathcliff ama Catherine e viceversa o sanno solo farsi del male a vicenda?

  11. Adoro questo libro. Un post che mi fa riflettere, trovo le tue osservazioni molto interessanti.
    Se permetti http://notebookofhappiness.com/2013/02/03/gute-sonntag-mein-liebster/ 🙂

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