Fratture, quando l’anima si divide

Che cos’è l’anima? La si può bloccare nell’attimo fuggente di uno scatto? La si può ritrarre nell’istante in cui si distacca dal corpo? Può un’anima rompersi, scindersi in mille pezzi, configurando la “frattura” come condizione esistenziale?

frattura

[frat-tù-ra] s.f.

  • 1 Rottura, spec. di osso, in seguito a trauma, con o senza spostamento dei frammenti: f. composta, scomposta || f. esposta, quando l’osso rotto è visibile dall’esterno
  • 2 geol. Spaccatura di strati geologici senza scorrimento tra le parti
  • 3 fig. Interruzione brusca e netta di un rapporto, di un’unità SIN rottura, spaccatura: provocare una f. nella maggioranza di governo

Il vocabolario non parla di fratture nell’anima, di esistenze che vanno in pezzi e poi si ricompongono. Eppure i cuori si spezzano e non nel senso più banale di questa immagine. È la storia di Thomas ed Elisa, i protagonisti del romanzo Fratture di Massimiliano Nuzzolo.

Thomas ha trent’anni e sinora ha condotto un’esistenza media, normale: una famiglia affettuosa, un buon lavoro nel campo dell’informatica, un amore consolidato, amici che gli vogliono bene. Un giorno, a causa di un incidente stradale del quale non è responsabile, perde la memoria. Da questo momento in poi Thomas, contestualizzato in un mondo di affetti e abitudini che non riconosce, ossessionato dal pensiero delle vittime dell’incidente, smarrisce la sua identità, il suo orientamento nella vita.

Elisa vive a Roma, dove la famiglia benestante e ricca l’ha mandata per concludere gli studi. È una ragazza inquieta, egocentrica, estremamente concentrata su se stessa e quasi impermeabile ad un contatto profondo con chi le sta attorno. Il suo unico pensiero è la ricerca incessante del senso della sua esistenza. Lo fa attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica. Cerca l’anima e prova a ritrarla nell’attimo fuggente in cui abbandona il corpo.

 Un annuncio nel bagno di un locale li mette l’uno sulla strada dell’altro. La ricomposizione non è un fatto immediato. È un processo lento e doloroso che prende avvio per Thomas ed Elisa nel luogo più inaspettato. Il loro raccontarsi al telefono fa il resto. L’incontro è solo il suggello finale della ricomposizione delle loro anime. L’unione di due solitudini aiuta a ricucire le fratture di entrambi.

È stato difficile per me leggere questo libro. Anche se non mi rispecchiavo in nessuno dei due personaggi ed anzi provavo pena per la preoccupazione e la disperazione di chi gli gravitava intorno (parenti e amici impotenti e ahimè quasi esclusi dal focus della narrazione) è stato un tuffo nel passato, ad un tempo in cui anch’io mi sentivo interrotta. “Frattura” è un termine che non mi piace ma che rende perfettamente l’idea: non sentirsi uno vuol dire sentirsi precari, in bilico, mai in pace con se stessi. Anche la copertina del libro è meravigliosamente evocativa. Manca un tassello. Io credo, dopo tanto girare a vuoto, di averlo trovato. E voi? Vi siete mai sentiti incompleti, “fratturati”? Avete trovato il tassello mancante o lo state ancora cercando? Vi abbraccio. 

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