On the road

Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile. Tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. Andare per la tua strada. Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita, magari siamo un crocicchio, il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo, a un certo punto, per la nostra strada, quale strada? Sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto.

Alessandro Baricco

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Ho sempre considerato questa riflessione di Baricco una provocazione. L’idea di starsene immobili in un posto non fa per me. Sono stata abituata a pensare, complici anni di scoutismo, che la strada sia una dimensione essenziale della nostra vita, in senso fisico e in senso metaforico. Stiamo sempre andando da qualche parte, siamo in perenne movimento, alla ricerca di qualcosa, di un senso, di noi stessi, di qualcun’altro. La vita è fatta per camminare, correre, navigare, qualche volta arrancare ma poi rimettersi in marcia. Sono stata abituata a pensare che la staticità non porta niente di buono e che la meta conta tanto quanto il camminare in sé. La strada, in senso fisico, è una cosa bellissima. Il camminare ti entra da terra, si dice. Il che vuol dire che nel cammino diventi un tutt’uno con il mondo che ti circonda, con il suolo, con gli alberi, con un ruscello mentre lo attraversi, con i compagni di viaggio.

Eh sì, la strada è una dimensione che mi manca tanto. E’ un capitolo della mia vita momentaneamente chiuso. Certo, si può camminare anche in città, ma non è la stessa cosa. Certe volte la casa, l’inverno mi fanno sentire prigioniera. Vorrei uscire e camminare fino allo sfinimento.

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Per me la strada è una cosa sacra ed è per questo che oggi voglio parlarvi di un libro che secondo me parla di strada senza sapere davvero com’è fatta. Sto parlando di un presunto capolavoro contemporaneo, il manifesto della beat generation, Sulla strada di Jack Kerouac. Partiamo dal fatto che l’ho trovato noiosissimo, come spesso sono i resoconti di viaggio (com’è stato per me anche Diari di una motocicletta di Che Guevara). Credo sia un libro sopravalutato, o meglio pompato dal fatto di aver rappresentato l’alternativa in un’epoca di piattezza letteraria e morale. La cosa che più mi irrita è proprio il titolo, è pensare di parlare di una strada, di un viaggio, di un cammino di vita e invece in questo libro c’è solo un girovagare sconclusionato, un percorso privo di senso. I personaggi sono insulsi, la loro ricerca si limita a droga, alcool e sesso e con la presunzione di rappresentare in questa maniera un grido di libertà, un rottura dell’establishment. L’ideale di un intellettuale folle e sregolato è un cliché. Forse non lo era negli anni 50, ma lo è oggi.

Insomma, ho detestato questo libro. Pur avendolo letto tempo fa (e non credo di averlo mai finito) mi è tornato in mente in questi giorni proprio per questa mia nostalgia della strada. Avete da propormi libri che ne parlino davvero? Voi che ne pensate del libro di Kerouac? Liberi di dire che è un capolavoro, magari sono io a non averlo capito, magari è solo un libro che non va d’accordo con la mia personalità. Parliamone.

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21 commenti

Archiviato in Recensioni

21 risposte a “On the road

  1. Concordo con la “noiosità” e “clichè” del libro, personalmente l’ho letto senza esser tirato dentro dal racconto. insomma, non mi ha coinvolto. Forse colpa mia.
    Tuttavia, vorrei segnalare un libro che non pretende di insegnare nulla, ma dà dei suggerimenti molto utili a chi ama camminare. Io l’ho letto 2 volte, prima di partire per il mio lungo cammino Sulla Via Francigena ed al mio ritorno: ovviamente, con stati d’animo completamente differenti: L’ARTE DI CAMMINARE, di Luca Gianotti. Lo consiglio

    • Grazie del consiglio. Io amo camminare, trovo poche occasioni per farlo ma le riflessioni sulla strada mi piacciono sempre molto. Mi appassiono facilmente a questo genere di libri. In Kerouac strada non ce n’è per niente, non nel senso che intendo io.

  2. Questo libro è nella mia lista da un bel pò perchè ne avevo sentito parlare molto bene e, da lettrice accanita, dovevo assolutamente leggerlo, quindi me lo sono procurato ieri… ed oggi leggo la tua recensione. Il fato mi vuole dire qualcosa? 🙂

    ps: Baricco è un genio, in assoluto. Ho parlato anche di lui nel mio blog. Se ti fai un salto!

    http://startfromscratchblog.blogspot.it/2012/12/alessandro-baricco.html

  3. Ho letto per la prima volta On the road a diciassette anni, l’ultima otto mesi fa: tutte le volte che lo rileggo ci trovo cose diverse, piccoli tasselli da tenere insieme. L’ho amatao, lo amo ancora.
    Mi piace proprio il fatto che non vada da nessuna parte.

    Di diverso ti consiglio i libri di Bruce Chatwin: In Patagonia, soprattutto. ci trovi un bel po’ di strada percorsa 🙂

    Un caro saluto
    Grazia

  4. “Into the WIld”? Prendere la strada, lasciare tutto per conoscere se stesso.
    “Il grande Boh”? Dove Lorenzo narra del suo viaggio in solitaria in Patagonia in bicicletta (e non solo)
    “Una passeggiata nei boschi”? Ti sganasci dalle risate mentre Bill cammina con lo zaino ed un improbabile compagno per L’Appalachian Trail in USA.
    Ne ho ancora, ne ho ancora…devo solo richiamarli a galla.
    Appena mi vengono te li scrivo.
    Io non sono una baricchiana, ma il suo stile inimitabile mi affascina da morire. Sembra cha abbia nella testa infinite cose da dire, ma gli manchi il tempo per dirle tutte. L’hai mai visto quel programma che faceva alla tv con la Zucconi? Quanto mi piacerebbe rivederlo….
    Scake

    • Quel programma era straordinario. Pensa che quando lo faceva io ero troppo giovane per apprezzarlo ma ho potuto recuperare anni dopo. Ci sono tutte le puntate sul sito della Rai: cerca Pickwick, mi pare si chiamasse così.

      • scake

        sono riemersi “Il ghiottone errante” che narra di un Italia che non c’e’ piu`. Un viaggio un piatto all’altro della cucina regionale con amorevoli descrizioni dei luoghi.
        “Ogni cosa e` illuminata” un viaggio strampalato alla ricerca del proprio passato per le strade dell’Ucraina.

  5. Frase molto comunicativa, quella di Baricco.
    Complimenti per il nuovo aspetto del blog. Mi piace!

  6. Ale

    io credo che un libro vada valutato in base al contesto storico-socio-culturale da cui è nato perchè ogni libro è una risposta alle esigenze del tempo…credo sia un errore considerarlo in base al contesto attuale… ogni libro è figlio del suo tempo e considerato in tal modo, quello di Kerouac è un gran libro!

  7. Ho letto Seta e non so se mi sia piaciuto veramente! Ma dopo tutte le citazione di Baricco che leggo mi viene voglia di leggere altri libri!

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