Unemployee of the Year

Ultimamente un amico delle Librerie invisibili mi ha chiesto se non fosse il caso di cominciare ad allargare il campo degli argomenti normalmente trattati su questo blog e cioè libri&co. A volte devo ammettere che ho anch’io una sensazione di monotonia e non so se ci avete fatto caso da un po’ di tempo tendo ad esprimermi spesso contro i book blogger monotematici, che osannano il libro e vivono solo per lui. Dal momento che una libreria, nel mio ideale, è anche un punto di ritrovo per parlare in libertà, ho deciso che anche Le librerie invisibili da oggi ospiteranno argomenti diversi dagli stessi libri che, pur essendo al centro dei miei interessi, non sono di certo l’unico.

Oggi perciò vorrei parlarvi di un’iniziativa interessante del gruppo Benetton. Quando ieri sul treno sfogliando un giornale ho visto questa pubblicità ho pensato: ma sono impazziti??

Perché in italiano suona come “disoccupato dell’anno” (anche se un anglofono mi deve spiegare perché hanno usato unemployee e non unemployed) e non è esattamente come partecipare a miss Italia. Se poi la foto è corredata dalle didascalie: Katharina, 23. Greca. Non manager; Vanessa, 25. Italiana. Non giornalista; George, 27. Americano. Non regista…. comincia a venirti la depressione e pensi di nuovo: ma che sono impazziti? Ci vogliono proprio umiliare?

Invece no. Benetton, in collaborazione con la fondazione Unhate, finanzia i progetti lavorativi di giovani dai 18 ai 30 anni con un aiuto di 5000 euro. Sul sito si possono anche guardare i progetti degli altri e votare quelli che ci piacciono di più. Il tempo per partecipare al contest scade il 14 ottobre. Iniziativa lodevole, ma davvero una pubblicità inquietante, almeno così la vedo io.

E voi che ne pensate? E’ una pubblicità terribilmente politically (s)correct oppure va solamente dritta al punto?

A proposito, questa nuova sezione del blog la chiamerò “Chiacchiere in libreria”. Ovviamente siete invitati a chiacchierare in libertà come e quanto volete!

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13 commenti

Archiviato in Chiacchiere in libreria

13 risposte a “Unemployee of the Year

  1. Giuseppe Stasolla

    A me l’idea invece piace molto, e non pensavo neanche che così tanta gente (stando ai commenti su questo post) non l’avesse apprezzata.

    E’ una campagna efficacie, poichè non passa certamente inosservata e il fatto stesso che se noi stessi ne stiamo parlando implica che almeno parte dell’obiettivo della campagna è stato raggiunto:parlare, parlare, parlare!

    In secondo luogo il fatto stesso del titolo che, come l’autore del blog stesso richiamava, non è “unemployed” ma “unemployee”, in una forma che credo anche in inglese suoni male,a mio parere ha un significato,che sarebbe poi lo stesso di di “unhate” piuttosto che il semplice e abusato “love”. La campagna non è un inno alla disoccupazione o al farla passare per una professione addirittura come è stato detto in precedenza, ma sottolinea piuttosto, con questa sorta di errore grammaticale, il fatto che sia l’opposto di employee, come se fosse un qualcosa che non ha un proprio nome, è solo l’assenza, l’opposto l'”un…” di qualcosa. Mi dà speranza invece, viene presentata con questo errore grammaticale, come quasi una situazione temporanea,per cui non serve neanche un nome apposta come lo sarebbe invece “unemplyed”.

    Inoltre riguardo al progetto di finaziamento invece, del quale non sapevo nulla tra l’altro, beh sì, sarà vero che è solo per pochi soggetti vincitori,ma meglio quelli che nulla! E poi non vorremo mica pensare che benetton debba finanziare TUTTI i giovani.non è certo un ente di beneficenza o un ente governativo… E ancora, ma benvenga il contest! Bisogna premiare lagente brillante, non cani e porci, non tutti indistintamente: Solo chi ha talento. Così si incentiva la “crescita mentale”,non con aiuti indiscriminati.

    Quindi, per quanto non sia affatto un fan dell’abbigliamento benetton, che trovo un pò troppo classicheggiante,ma per carità, è questo il core business dell’azienda, sono gusti, questa campagna l’ho trovata geniale!

    Giu

    • Giuseppe Stasolla

      *efficace, pardòn.

    • lelibrerieinvisibili

      Ciao Giuseppe, ho davvero apprezzato la tua spiegazione sulle differenza tra “unemployee” e “unemployed” perchè effettivamente io non c’ero proprio arrivata e sicuramente comprendere questa differenza cambia molto l’impatto della pubblicità.
      Io sicuramente come te ho colto l’aspetto positivo della questione, ovvero che un gruppo come Benetton si mostri aperto ai giovani e seppur nei limiti delle sue possibilità (Benetton non può salvare tutti, siamo d’accordo) offra un contributo.
      Quello che non mi va giù effettivamente è l’uso di una pubblicità a così forte impatto sulla sensibilità di un disoccupato. So bene che la regola fondamentale di ogni spot è far parlare di sè, a prescindere dalle modalità, ma io questo aspetto non riesco proprio a digerirlo.
      Grazie per il tuo contributo, a presto!

  2. L’idea secondo me è buona, vista la scarsità di fondi e di disponibilità che c’è.
    Purtroppo avviene in Inghiterra, non in Italia. Il problema maggiore dipende da ciò.

  3. Non mi convince ma non mi dispiace.
    Il perché non l’ho ancora maturato, devo sedimentare impressioni.
    Notte Giulia!

  4. Anch’io di getto mi sono proprio depressa. E non e’ per non guardare in faccia alla realta’, conosco benissimo i problemi di lavoro, ma onestamente mi sembra che questo spot (le facce dei modelli soprattutto) ci faccia un po’ perdere la speranza che credo sia ancora quella cosa che spinge i ragazzi a buttarsi con fiducia nel futuro.
    Come se essere unemployee sia gia’ una professione in se`, come se fosse l’unico traguardo raggiungibile oggi.
    No, non mi piace per niente. Ma si sa che Benetton fa le cose impattanti, fuori dal coro e un po’ col gusto di scioccare no?
    Anch’io ho un blog che parla di lettura e mi piace cacciarci dentro un po’ di tutto.
    Ciao

  5. Ho visto la pubblicità e siccome mi occupo di marketing mi ci sono pure soffermata per un po’! A me ha dato l’idea del “buonismo” da applicare ad un marchio. Anche perchè 1 viene sostenuto e tutti gli altri????? Mah!

    • Ovviamente è una operazione di marketing e a questa svolta buonista non credo troppo neanch’io. I progetti finanziati se non ho capito male saranno scelti dagli stessi utenti sul sito e saranno in totale 110 per una somma di 5000 euro l’uno. Per un’attività commerciale o cose simili sono pochini, ma apprezzo l’iniziativa. Solo mi chiedo: ma il linguaggio non è un po’ troppo forte? Racconta la tua esperienza di NON LAVORO… Se qualcuno domani mi presentasse dicendo: Giulia, 25, NON libraia, NON giornalista mi farebbe una tristezza immensa. Io ho provato un grande sconforto nel guardare questa pubblicità.

      • Anche a me non è piaciuta! Forse l’idea è quella di fare qualche cosa per quelli che appunto NON …..ma non trovo nulla di stimolante in tutta questa campagna!

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