La libreria dell’armadillo

Ci sono giorni in cui entro in libreria piena di buone intenzioni, so già su cosa fiondarmi, ho la lista della spesa pronta, diciamo. Ci sono giorni in cui vado a sondare che aria tira, mi dilungo, perdo tempo, non so cosa comprare, non trovo quello che cerco, perciò mi butto su qualcosa di nuovo. La mia ultima gita alla Feltrinelli è stata di questo tipo. Presa da un’ispirazione istantanea ho comprato La libreria dell’armadillo di Alberto Schiavone solo per una frase efficace in quarta di copertina: “La libreria dell’armadillo è un romanzo capace di commuovere, di far sorridere e pensare. Ma è soprattutto una storia sull’amore per i libri all’epoca ell’ebook e della crisi; un omaggio delicato e pieno d’incanto al potere della letteratura”.

Ora, dopo averlo letto, non so se sono proprio d’accordo con questo giudizio. Non mi ha preso al 100 % sono sincera, perciò ora per valutarlo mi ritrovo a fare una lista dei pro e dei contro che non farei mai per un libro che mi ha davvero convinta. Pro: il protagonista è un libraio, è ambientato in una libreria, è un libro che parla di libri, il che mi piace sempre tanto. Contro: della professione vengono messi in luce tutti i pregi e difetti in maniera spassionata, forse anche troppo. Ma davvero esistono clienti così subdoli? E poi la libreria non ha un gran bel destino davanti a sè. I cinesi avanzano. Pro: la storia è costituita da binari paralleli e contano tanto i giochi di coincidenze. Contro: l’autore non è abilissimo in questo gioco e si fatica un po’ nella lettura.

Mi sono chiesta se in fondo siamo troppo abituati all’happy ending per leggere una storia che non finisce bene, ma neanche troppo male, una storia ordinaria, senza capo nè coda, una storia reale mi viene da pensare. Ma allora a che serve leggere un romanzo? Non dico che pretendo il lieto fine, però un explicit come questo a me mette proprio tristezza:

«Non si possono spendere soldi per le parole. I soldi servono per comprare le cose. Le cose.»

Vorrebbe essere un grido di denuncia, di protesta, ma a me sembra tanto una resa.

Voi che ne pensate? Nei libri siamo troppo abituati al lieto fine? Cerchiamo nella letteratura una realtà che in fondo non esiste?

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13 commenti

Archiviato in Recensioni

13 risposte a “La libreria dell’armadillo

  1. vabbè, dai. che il cinese sia stato fatto sparire da uno dei “cugini” mi sembra così scontato che capisco che l’autore non l’abbia detto… quanto alla fioraia, beh, mica è detto che il biglietto fosse vincente…
    a me il libro è piaciuto, lo stile così così.

  2. Sinceramente, l’ho trovata una lettura di buongusto. Certo, avrei preferito che fosse finito diversamente. Non per rovinare la lettura con svariati spoiler, ma se la schedina vincente fosse finita nelle mani della fioraia errante, non avrei avuto dubbi sull’apprezzamento di questo romanzetto. Purtroppo, non è stato così. Ma, in fondo, è verosimile: la vita ci lascia sempre con un po’ di amaro in bocca. Affidarsi troppo agli happy-ending non è la scelta migliore, ma sicuramente è quella che un po’ tutti prendiamo, quando compriamo un romanzo. Io, in primis.
    I parallelismi non sono stati portati avanti alla grande, lo ammetto. Per quanto riguarda il cinese, probabilmente uno dei tanti “cugini” l’avrà trovato e nascosto, onde evitare guai. Chissà.

    P.S: E’ la prima volta che passo da queste parti. Sono approdato nel tuo piccolo (e neanche tanto) angolo virtuale per puro caso, e se facessi un salto dalle mie parti, non mi dispiacerebbe. Inoltre, proprio ieri ho pubblicato la recensione de “La libreria dell’armadillo”. Bel blog, comunque ;-] Tornerò spesso “a trovarti”, haha.

  3. Inoltrandomi nella lettura supponevo un finale diverso: il ritrovamento del libro con la scoperta della ricevuta vincente del superenalotto che, sarebbe servito a comprare l’immobile della libreria ed evitarne la chiusura; il romanzo poteva concludersi con altri finali, ma non voglio dilungarmi. Che senso ha inserire la figura del vecchietto e del biglietto vincente quando del primo non sappiamo più nulla e del biglietto se ne accenna nel bar-tabacchi con le discussioni dei clienti per scoprire il fortunato vincitore. Io credo che il finale di un romanzo sia molto importante, che sia triste o meno per me non fa differenza ma nel contesto della storia, che ci ha proposto l’autore mi sembra un finale abbastanza carente.
    Ciao
    Ettore

    • Anche secondo me il libro è un po’ sconclusionato, non tutti personaggi hanno un senso. E poi, tu l’hai capito che fine ha fatto il cadavere del cinese nella cantina? Mah… mi sono persa qualche pezzo, oltre al finale scadente!

  4. I TRADITORI
    DI GIANCARLO DE CATALDO

    Con l’occasione della ricorrenza dei 150 anni dell’unità d’Italia e di tutte le manifestazioni che ne sono seguite, decisi di acquistare e leggere l’ultimo romanzo di Giancarlo De Cataldo: “I traditori”. Nel romanzo, che ripercorre la storia del Risorgimento Italiano, troviamo personaggi affascinanti, moralisti, poveri, generosi, indulgenti, faccendieri, conservatori, progressisti e non per ultimo criminalità organizzata. E’ la rivolta di una generazione oppressa e soffocata, che combatte l’oscurantismo di una classe vecchia e conservatrice. Una storia di trame, connivenze dei poteri forti con la criminalità organizzata: mafia ndrangheta e camorra che sanno anticipare chi saranno i vincitori volta per volta. Troviamo eroi che si rivelano traditori e i traditori eroici. Il filo rosso del romanzo, che attraversa tutto il periodo dei 150 anni dell’unità d’Italia è lo squilibrio tra nord e sud che ancora oggi è rimasto irrisolto. Il romanzo di De Cataldo è affascinante, ardente, toccante e disperato e che mostra la mancanza di consapevolezza dell’italiano di sentirsi un popolo.
    Ettore Spataro

    Siracusa 3 giugno 2012

  5. La tua recensione ha passato a me i tuoi dubbi. E riguardo alla domanda che ti poni, resto sulla resa.
    Sono in default di ottimismo, porta pazienza…

  6. Io credo che la chiusura di un libro (o più in generale di una storia) venga costruita durante la sua lettura. Non mi aspetto un lieto fine, un finale a sorpresa o un “muoiasansonecontuttiifilistei” per abitudine, vengo portato ad attenderlo guidato dallo stile e dal procedere della storia.

    Il che non significa avere un finale scontato, ma semplicemente un finale in linea con le sensazioni ritrovate nel libro durante la lettura.

    • Eh già, hai ragione. Il problema è che il finale di questo libro è fin troppo in linea con le sensazioni suscitate dal libro e io invece speravo in una botta di ottimismo. Macchè 🙂

      • In questo caso può essere una questione di gusto personale o una necessità del momento.
        In fondo le voglie non riguardano solo il cibo e se cercavi ottimismo, il libro ha un po’ tradito i tuoi desideri.

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