Ancora dalla parte delle bambine

Trent’anni fa Elena Giannini Belotti pubblicava “Dalla parte delle bambine”, un libro che metteva in luce come l’educazione femminile fosse fortemente orientata a creare solo buone mogli e madri, non tenendo minimamente conto delle aspirazioni e inclinazioni personali di bimbe e ragazze.
A trenta anni di distanza Loredana Lipperini  torna sulle orme della Belotti con il libro “Ancora dalla parte delle bambine” per vedere se  qualcosa sia cambiato nel modo in cui vengono cresciute le donne moderne e di come vengano considerate all’interno della società.

La Lipperini affronta la nostra società nelle sue dinamiche più attuali: televisione, internet, pubblicità e il quadro che se ne ricava è, se possibile, ancora più desolante di quello tracciato dalla Belotti, anzi è talora agghiacciante.

Una premessa è necessaria: questo non è un libro femminista, sempre che questa classificazione voglia ancora dire qualcosa. Non vorrei che qualcuno sbuffasse pensando “che palle ‘ste donne che continuano a lamentarsi”. La Lipperini non è una che si lagna, è una che denuncia  fatti incontestabili.

Tra i lettori del mio blog non vorrei che ci fossero differenze di genere, perciò non consiglierò mai un libro solo alle donne o solo agli uomini. Questo libro, in particolare, dovrebbero leggerlo tutti e tutti ci si ritroverebbero, perchè è semplicemente impossibile anche solo per un puro fatto statistico non essere mai incappati in una delle situazioni raccontate nel libro. Dovrebbero leggerlo i genitori e tutti coloro che hanno a che fare con l’educazione dei bambini. Cartoni animati, giocattoli, letteratura infantile, giornalini per adolescenti, moda, visti con gli occhi della Lipperini assumono le sembianze di meccanismi infernali per la costruzione delle personalità dei bambini. Nel mondo adolescenziale e adulto la televisione, la stampa, la pubblicità e internet tendono a rafforzare le contrapposizioni di genere.

“Per capire cosa sta succedendo oggi alle donne, occorre sapere cosa è successo, da qualche lustro a questa parte, alle bambine. […] Questo libro racconta quello che le bambine guardano, comprano, leggono, vengono indotte a sognare. Non è un racconto ottimista.”

Il libro comincia idealmente con la frase con la quale si concludeva decenni fa in altro famosissimo testo, Il secondo sesso di Simone de Beauvoir: “La disputa continuerà finchè gli uomini e le donne non si riconosceranno come simili”.

E su questo punto vorrei aggiungere qualcosa. Una piccola riflessione da regalare, con i vostri commenti, alla blogger di To Write Down che sta stilando, con i contributi della blogosfera, un Manifesto della Cultura. Mi sono chiesta: esiste una cultura di genere? Si può credere che ci siano una sottocultura femminile ed una maschile? A mio parere il libro della Lipperini apre gli occhi anche su questo punto. I nostri modelli culturali attuali non sono dettati esclusivamente dal mondo maschile, così come le questioni femminili non dovrebbero essere oggetto di riflessione solo per le donne. Esistono delle culture di genere ma se gli uomini e le donne, per dirla alla Beauvoir, si riconoscessero come simili queste divisioni cesserebbero di esistere. Voi che ne pensate?

Annunci

8 commenti

Archiviato in Siamo donne...

8 risposte a “Ancora dalla parte delle bambine

  1. Laura Mussolin

    Ho letto e studiato questo libro per la mia tesi di laurea (sulla rappresentazione della figura femminile nei libri per bambini) e l’ho trovato illuminante e disarmante al tempo stesso. Illustra una drammatica verità ai giorni d’oggi, che comprende la figura stereotipata e relegata della donna ai soliti predominanti schemi. Sono d’accordo con te, nel consigliare questo libro ai genitori e a tutti gli educatori o anche solo lettori che vogliono aprire gli occhi su argomenti scottanti che ancora una volta la lipperini mette in luce sapientemente con giudizio, e un pizzico di provocazione. Da leggere. Brava.

    • La tua tesi dev’essere molto interessante. Ho cercato di documentarmi sull’argomento anche nelle vesti di futura (spero!) libraia. Non vorrei mai proporre ai bambini libri che rafforzino lo stereotipo, anche se temo che ciò sia realizzabile solo con i libri moderni, con autori più formati sui messaggi da lanciare. Con i classici temo ci sia poco da fare. In ogni caso la Lipperini è una lettura utile. Me ne consigli altre interessanti?

      • Laura Mussolin

        Ti dico che ci sono poche fonti in giro, e per documentarmi bene ho dovuto tradurre alcuni saggi inglesi. Ad ogni modo, la contemporanea editoria non aiuta, poiché continua a proporre anche ai bambini, una letteratura stereotipata e piatta che molto spesso i genitori vedono come buona. Si dovrebbe applicare un occhio critico sulle nuove letture e sulle illustrazioni, per capire quanto buono sia un libro. Se vuoi stare sui saggi, che ho trovato molto interessanti ai fini della tesi, ti lascio questi titoli:
        – Silvia Blezza Picherle, Libri bambini, ragazzi. Incontro tra educazione e letteratura.
        – Silvia Blezza Picherle, Raccontare ancora
        – Silvia Blezza Picherle, Diventare lettori oggi
        – P. Hazard, Uomini, ragazzi e libri. Letteratura infantile.
        – G. Solimine, Homo videns (tratta anche i media)

        Per quanto riguarda i libri, ci sono alcuni autori classici che hanno rivalutato la figura femminile e le descrizioni, rendendo la visione della letteratura più autentica (seppur siano stati criticati visto l’epoca). Ti consiglio Astrid Lindgren e Bianca Pitzorno che hanno scritto ottimi libri per bambini, grandi classici che non muoiono mai. 😀 Ti lascio anche questo sito: http://raccontareancora.org/ gestito dalla mia docente di tesi (Blezza Picherle) e altri collaboratori. Potresti trovare spunti interessanti! 😀

  2. Pingback: Ancora sul Manifesto per riprendersi la Cultura | ToWriteDown

  3. Pingback: Ancora sul Manifesto per riprendersi la Cultura | ToWriteDown

  4. Un individuo si forma dall’unione di fattori genetici ed ambientali, a partire da queste basi svilupperà un suo punto di vista, una chiave di lettura che applicherà ad ogni evento, ad ogni nozione, ad ogni relazione con altri individui.
    Questa chiave di lettura, per quanto sia soggetta a mutamenti nel tempo, è proprio di ognuno di ognuno di noi e ci rende differenti l’uno dall’altro influenzando la nostra percezione del mondo e mutando di conseguenza i nostri pensieri e le nostre reazioni.
    Trovo che l’idea stessa di cercare di omologarsi rinunciando alla diversità sia un errore, che la similitudine non porti ad una migliore comprensione quanto più ad un’appiattimento a partire dal fatto che i migliori spunti di riflessione non derivano dall’essere concordi, ma dal confronto con un punto di vista differente che serva a confermare la nostra opinione o ci permetta, a ragion veduta, di modificarla.
    Parlando in termini generali le donne e gli uomini non sono uguali, tra i generi ci sono delle differenze che permettono ad ognuno di essere più efficiente nell’affrontare alcuni aspetti della vita. Cercare un’omologazione dei generi significa perdere le caratteristiche specifiche di entrambi, trovo che sia molto più saggio cercare di comprendere in che modo le diverse caratteristiche maschili e femminili possano cooperare, per tendere al miglior risultato possibile.
    Non sono maschilista, non sono femminista, e nel parlare di differenze non voglio sotto intendere alcun giudizio di “migliore” o “peggiore”, ma semplicemente sottolineare una diversità che è naturale e che si dovrebbe accettare come tale.
    In conclusione penso che uomini e donne possano riconoscersi come “simili” ma non come “uguali” e che dovrebbero focalizzare le energie che sprecano nel cercare di fingersi uguali, utilizzandole piuttosto per creare un dialogo efficiente e far si che le peculiarità di entrambi possano essere messe a frutto nel migliore dei modi.

  5. E.

    Conosco bene il libro della Belotti, interessantissimo e ben strutturato. Ora mi incuriosisce questo.
    Credo che una sorta di “sottocultura di genere” sia concreta ed esista, che sia creata da retaggi culturali della società patriarcali (che non sono certo estinti) che hanno i loro riflessi più evidenti nei media (la pubblicità è un esempio lampante) e in contesti educativi. Il che provoca limitazioni sia alle femmine sia ai maschi, inquadrandoli in stereotipi. Bisognerebbe davvero iniziare a pensarci innanzitutto come “esseri umani”, senza categorizzazioni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...