Buon compleanno Gabo!

I suoi fans affettuosamente lo chiamano così. Gabriel Garcia Marquez, premio Nobel colombiano per la letteratura nel 1982, ha compiuto da pochi giorni 85 anni.

Cent’anni di solitudine è uno dei libri più belli che abbia mai letto. Non mi azzarderei però a recensirlo senza prima rileggerlo. Nell’attesa di farlo, ho pensato allora di parlarvi di un libro probabilmente meno noto ma altrettanto coinvolgente che Garcia Marquez ha scritto nel 2002, alla soglia dei 75 anni, 30 anni dopo aver vinto il Nobel: Vivere per raccontarla. Teoricamente è un’autobiografia, ma scrive l’autore:

“Il mio non è un libro di memorie intese in senso cronologico, un racconto che inizia dalla mia nascita biologica per arrivare al giorno della mia nascita vera, quando ho deciso di diventare scrittore. Potrebbero chiamarsi “memorie” se non fosse che i miei romanzi sono già le mie memorie. In realtà è il mio gran libro di narrativa, il romanzo che ho cercato per tutta la vita.”

Il libro si apre con una scena, l’incontro dello scrittore con la madre che non vede da molti anni e che gli chiede di accompagnarla a vendere una casa. Ti sale immediatamente una curiosità: perchè Gabriel e sua madre non si vedono da anni? E perchè il padre di Gabriel non l’ha accompagnata? “Il povero Gabito era un caso disperato“, così aveva sentenziato in un cinema, senza sapere di essere ascoltata un’amica dei suoi genitori. Questa dunque l’impressione che avevano di lui a casa sua. Abbandonata la facoltà di Legge, giornalista per quattro soldi, i primi passi nel mondo della letteratura sembrano davvero privi di speranze. Ma il libro non è solo la ricostruzione del suo esordio letterario, è molto di più. È la storia della sua infanzia e giovinezza, costellata di avventure, di personaggi stravaganti, di donne-eroine, di tutta la magia che poi Garcia Marquez trasporrà nei suoi romanzi.

Una curiosità che ha dell’incredibile riguarda il rapporto di Gabriel con la scrittura e i suo problemi (ci credereste?) con l’ortografia. Scrive: “A colpirmi di quell’incontro fu soprattutto aver dovuto affrontare, ancora una volta, il mio dramma personale con l’ortografia. Non sono mai riuscito a spiegarmelo. Uno dei miei insegnanti cercò di darmi il colpo di grazia con la notizia che Simon Bolivar non meritava la gloria a causa della sua pessima ortografia. Altri mi consolavano col pretesto che è un male di molti. Ancora oggi, con diciassette libri pubblicati, i correttori delle mie bozze a stampa mi onorano con la galanteria di correggermi gli errori di ortografia come semplici refusi.”

Leggere questa autobiografia è anche uno strumento in più per capire i grandi romanzi del premio Nobel colombiano: in fondo tutto era già scritto nella sua stessa vita, doveva solo raccontarlo.

“La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.”

Questo libro dunque mi ha affascinata quanto i più bei romanzi di Garcia Marquez e consiglio di scoprirlo a chi ancora non lo conoscesse.

Amate la letteratura sudamericana? Quali autori leggete? 

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3 commenti

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3 risposte a “Buon compleanno Gabo!

  1. Marquez e Allende, amatissimi.
    E poi João Guimarães Rosa, quello de Il grande sertao: una magia!

  2. Potrei decidere di uccidermi perché non avevo la minima idea che avesse scritto libri così di recente. La mia ignoranza, di tanto in tanto, mi uccide.
    Recupererò sicuramente *_*

    Per quanto riguarda la tua domanda… a dire il vero non ti so dire. Non sono il tipo che quando sceglie o legge un libro sta particolarmente attenta alla biografia dell’autore, quindi neanche alla sua origine. Di sicuro c’è che ho letto qualcosa della Allende e di Marquez, ma di altro, proprio non so.

    Sì, di nuovo, la mia ignoranza mi uccide.

  3. marquez, ma anche allende, sepulveda, vargas llosa, serrano, coelho, neruda, borges…

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