Eternit, sentenza storica

Avrete sentito parlare nei giorni scorsi della condanna storica a 16 anni di reclusione, arrivata dopo 20 anni dall’inizio del processo, nei confronti dei manager dello stabilimento Eternit di Casale Monferrato in Piemonte. A quanto pare si tratta del più importante processo sui danni dell’eternit in Italia ed anche nel mondo.

Io se devo essere sincera questo amianto non so neanche com’è. Se lo vedessi non saprei riconoscerlo. Eppure l’eternit ha condizionato la vita di migliaia di persone dagli anni ’60 alla sua uscita di scena nel 1992, anno in cui è diventato illegale in Italia.

I processi migratori legati alla produzione dell’eternit sono al centro del romanzo Ternitti di Mario Desiati. 

Ternitti in dialetto salentino significa eternit: un composto di cemento e amianto che nutre (dando lavoro agli operai) e distrugge (in quanto sostanza altamente tossica e mortale). La protagonista del romanzo, Mimì Orlando,  è una ragazzina che nel 1975 si ritrova a seguire i suoi genitori in Svizzera abbandonando il suo paese nel Salento proprio per questa forma di emigrazione legata all’eternit. Nella “casa di vetro” dove trascorre la sua adolescenza, chiusa in un microcosmo di emigrati che attendono invano una fissa dimora, conosce il conterraneo Ippazio, Pati per lei, e se ne innamora.

Quello che segue è il destino di una donna che come tante incontra un codardo e deve sfidare da sola le maldicenze e le convenzioni sociali. Così la descrive Desiati:

“Mimì non era una donna da essere amata dai poeti. Era troppo umana e troppo reale per essere trasfigurata da qualche scribacchino. Non era donna che poteva consegnarsi a qualche verso. A volte nulla per una donna è più offensivo di una poesia. Questa era Mimì.”

Mimì è una donna la cui storia personale si intreccia a quella collettiva, del suo popolo di donne e uomini afflitti dalla migrazione prima e dal Male poi. Gli uomini cadono uno ad uno, come foglie, colpiti dall’asbestosi e dal mesotelioma pleurico. E si ammalano anche le donne che lavando, giorno dopo giorno, le tute da lavoro di mariti, figli, fratelli hanno ingurgitato fibre sottilissime della sostanza.

Amore, morte, povertà, fame e riscatto sono i temi di questa storia, che è una storia della Puglia, così come oggi lo è la storia della Fibronit. A Bari, io non ne avevo idea, dal 2004 c’è un comitato che combatte per riscattare le vittime dello stabilimento Fibronit in zona Japigia. Ci sono delle vittime e l’area è stata messa in sicurezza solo nel 2005.

Come ho scritto nel precedente post, la lettura di Ternitti durante la scorsa estate, mentre ero alla ricerca di un argomento per la tesi, mi ha ispirata e mi ha spinta a proporre al mio relatore il tema dell’emigrazione nella letteratura italiana dall’unità d’Italia agli ’70.

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2 commenti

Archiviato in Puglia mia, Recensioni

2 risposte a “Eternit, sentenza storica

  1. Ciao!
    Lo avevo addocchiato, ma, a dirti la verità, temevo un libretto strappalacrime senza molta trama, legato al traino della cronaca sulla tragedia eternit.
    Quindi lo avevo scansato.
    Ora dalla tua recensione torno ad interessarmene con curiosità, soprattutto per i risvolti sociali della storia narrata, quel fattore emigrazione che approfondisco quando posso.
    Grazie, ti farò sapere se riuscirò a leggerlo
    Buona settimana
    Grazia

  2. lo metterò assolutamente tra i libri da leggere! grazie per il consiglio!

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