Non temete, non sono impazzita. Lo sconfortante titolo che reca oggi il mio post è dovuto all’amarezza per la notizia che i baresi hanno letto sul giornale questa mattina:
Da domani lavori in corso alla libreria Laterza. Dopo quarantanove anni, sarà sbarrato l’ingresso di via Sparano: per fare capolino in questo che è anche e soprattutto un vero e proprio palcoscenico dove da 116 anni sfilano le personalità più importanti della vita culturale e politica del Paese, la nuova-vecchia entrata sarà quella di via Dante. “E’ un ritorno alle origini” racconta l’amministratore delegato, Alessandro Laterza. Tutto come quando nel 1896 Giovanni Laterza insieme con la moglie Agostina, fece prendere forma a questa creatura di carta da cui, cinque anni più tardi, nascerà la casa editrice. La notizia circolava dal mese di dicembre dell’anno scorso, ma adesso si materializzano le norme contrattuali: quelle sottoscritte con il gruppo Prada. La griffe della moda s’insedierà tra il negozio ex Sisley, sempre di proprietà degli editori, e quella parte della Laterza che affaccia su via Sparano. (da Repubblica.it)
Perchè realizziate quello che questa libreria rapprensenta per la città di Bari vi rimando all’editoriale di un giornalista che ha colto nel segno:
Comunque, non è la prima volta che accade e non sarà l’ultima che un negozio di moda, seppur alta, cannibalizzi il centro di un città e in particolare la via più rappresentativa, “il salotto”, come si diceva una volta. Però in questo caso una differenza c’è: la casa editrice Laterza è stata un baluardo nei momenti più bui di questa città, dai tempi della fondazione ai giorni nostri: passando dalla dittatura fascista alla deriva del craxismo, dalla speculazione edilizia agli scandali politico sessuali. La Laterza è stata sempre lì a raccontare un’altra storia possibile, a rappresentare un argine all’avanzare di nani, cialtroni e ballerine.
Per tutto questo ci dispiace vedere chiudere quelle vetrine, vedere quegli scaffali vuoti. E non ci consola che l’ingresso tornerà in Via Dante come alle origini. La realtà è che con quelle vetrine perdiamo un pezzo di noi stessi e dell’identità di questa città. appunto.
E io mi domando? Sarà pure la legge di mercato, ma Prada le borsette non poteva venderle dieci metri più in là? La moda e la cultura in qualche modo sono facce della stessa medaglia e dovrebbero poter convivere; ma qui, si sa, non è più in ballo nessuna delle due: è solo una questione di soldi. E quelli non guardano in faccia a nessuno.
