Attenzione! Questa recensione sarà volutamente banale e irriverente. Il libro di cui voglio parlarvi oggi è un classicone della letteratura russa che ho deciso di leggere per l’iniziativa Un classico al mese del blog Storie dentro storie: Le notti bianche di Fedor Dostoevskj.

Detto ciò, io vi ho avvisati e se non ve la sentite di vedere questo libro banalizzato e scarnificato alla stregua di una puntata di Beautiful non ve la prendete con me, ché ve l’avevo detto. Perché banalizzare, direte voi. Intanto perché su questo libro le recensioni serie, ben scritte e traboccanti di amore abbondano nella rete. Io invece mi sono chiesta cosa fa di questo libro un capolavoro, o se volete, dal momento che la definizione è sempre opinabile, cosa ne fa un classico a più di 150 anni di distanza. L’introspezione, l’atmosfera sognante, quasi mistica, l’incanto notturno della Pietroburgo notturna? Due giovani che dialogano su una panchina, l’illusione di un attimo di beatitudine alimentata dalle notti bianche e la dolorosa disillusione del mattino?
“Dio Mio! Un intero attimo di beatitudine! Ed è forse poco seppure nell’intera vita di un uomo?”
Alla luce del sole spesso accade che i sogni si infrangano, che la realtà si mostri nella sua vivida crudeltà, che le possibilità di un sognatore di vivere nel mondo reale si riducano fino ad annullarsi. Tutto questo e molto di più (ciò che ognuno vuole trovare di suo in questa storia) fa de Le notti bianche il classico che è. Ma c’è anche qualcos’altro. E qui, perdonatemi, viene la parte banale. La recensione che non avrei voluto/dovuto fare ma che m’è venuta in mente e non so trattenermi.
Sì, perché Le notti bianche è un romanzo sentimentale. E come tale si alimenta di una serie di clichè sempre attuali, dai tempi di Dante ad una puntata di Beautiful. Dostoevskij sarà anche capace di sublimarli e renderli nobilissimi, ma io li vedo e perciò, perdonatemi, banalizzo:
1 Il triangolo no… Lui, lei, l’altro. Il triangolo c’è sempre nel classico d’amore, fateci caso. Da Emma Bovary al giovane Werther, da Heathcliff a Gatsby il leit-motiv è uno soltanto: lui ama lei, lei ama l’altro. Ne Le notti bianche il sognatore ama Nasten’ka, Nasten’ka ama il suo bel tenebroso. E quando lei per un attimo, il tempo di una passeggiatina sul fiume, decide di amare lui, ecco che il suo amato riappare e lei molla lì il nostro protagonista nel giro di trenta secondi:
“Dio, che grido! Come sussultò! Come si strappò dalle mie braccia e gli volò incontro!… Io stavo lì fermo e li guardavo come un morto. Ma gli aveva appena dato la mano, si era appena gettata nelle sue braccia, che d’improvviso si voltò di nuovo verso di me, me ritrovai accanto come un turbine, come un lampo, e, prima che avessi il tempo di riavermi, mi si strinse al collo con ambedue le braccia e mi baciò fortemente, ardentemente. Poi, senza dirmi una parola, si gettò nuovamente verso di lui, lo prese per mano e lo trascinò dietro di sé. Rimasi lì fermo a lungo e li guardai andar via… Alla fine scomparvero ambedue alla mia vista.”
2 Prendi una donna, trattala male… Il sognatore tratta Nasten’ka come una regina, passa le nottate a sentire le sue lagne d’amore, a consolarla, tenta anche di trasformarsi in cupido recapitando lettere all’altro, che le sta spezzando il cuore. Lui sarebbe migliore dell’altro, lo sa bene, ma non osa dirlo a lei, che a sua volta ne è consapevole:
Penso a voi, voi siete così buono che sarei di pietra se non lo sentissi. Sapete cosa mi è appena venuto in mente? Vi ho messo tutti e due a confronto. Perché lui non è voi? Perché non è come voi? È peggiore di voi, eppure io lo amo più di voi.
3 La regola dell’amico non sbaglia mai… Neppure ai tempi di Dostoevskij:
Dio che amico siete. Ma vi ha mandato Dio da me! Insomma, cosa ne sarebbe di me, se ora voi non foste con me? Come siete disinteressato! Come sapete amarmi bene! Quando mi sposerò, saremo molto amici, più che fratelli. Vi amerò quasi quanto lui…
E infine…
4 Restiamo amici…:
Noi ci incontreremo, verrete da noi, non ci lascerete, sarete in eterno per me un amico, un fratello… E quando mi vedrete mi darete la mano… vero? Me la darete, mi avete perdonato, non è vero? Mi amate come prima?
E ora che vi ho ridotto Le notti bianche sullo stile di una puntata di Beautiful posso dirvi: in fondo è questo che ci piace dei classici. Li leggiamo perché parlano di noi, perché continuano a fotografarci attraverso il tempo, perché leggendoli leggiamo noi stessi, le nostre beghe, perché in una delle quattro situazioni di cui sopra ci siamo ritrovati tutti. C’è molto più di questo in un classico, lo so. Ma io non sono un critico, sono una lettrice e allora, perdonatemi, banalizzo.












