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Il piccolo principe

Cari amici de Le librerie invisibili, è da giorni che mi arrovello sul classico da proporvi nel mese di giugno. Sarà che i classici, per certi versi, nella mia mente prefigurano letture intime, tranquille, sprofondata in poltrona in un pomeriggio di pioggia, e quasi mai delle letture adatte alla spiaggia, al caos, alla lettura discontinua. Insomma a me le temperature bollenti evocano letture refrigeranti, un’aria di freschezza che solo gli autori contemporanei sanno darmi. L’eccezione che conferma la regola in questo caso sarebbe la vacanza in cui ho letto Guerra e pace, anni fa. Lì di refrigerante c’era lo sfondo e scusate se è poco.

Non volendo imbarcarmi nella lettura di un classico in questo periodo, ho pensato perciò di allontanarmi dal percorso tracciato finora per occuparmi di un settore nuovo: i classici per ragazzi.

Intanto: i ragazzi dovrebbero essere invogliati alla lettura dei classici? Esistono pareri discordanti. La scuola dice di sì, e sarà per questo che nelle classifiche di vendita del mese di giugno c’è una profusione di Calvino in tutte le salse e di classici vari sull’Olocausto. I librai, a loro volta, si dividono. Alcuni credono che la lettura dei classici sia sopravalutata. Se a un bambino il classico non piace, è inutile che lo legga. Rovinerebbe solo il suo approccio alla lettura. Il classico rimane lì, a sua disposizione per il resto della vita. Sono inutili le forzature e, lascatemelo dire, orribili le riduzioni, pseudo sintesi alle quali non si può attingere per affermare di aver letto un classico. O tutto o niente.

Esiste invece, nelle classifiche dei libri per ragazzi, un classico davvero intramontabile e davvero, credo, liberamente scelto dai giovani lettori di ogni generazione. E’ un libro che si ritrova in ogni casa, almeno quelle dei lettori; è il libro più controverso degli ultimi anni (decenni?); è Il piccolo principe di Antoine de Saint Exupery.

Ora, non starò a dirvi di cosa parla Il piccolo principe perché sarebbe ridicolo. Se non l’avete letto avete una lacuna. Rimediate. Poi sarete liberi di ritenere che sia il libro più sopravalutato della storia. Ma non si può non averlo letto. Non si può non sapere cosa rappresenti la rosa e cosa la volpe, non si può guardare un tramonto senza pensare a quanti ne vede ogni giorno il piccolo principe nel suo mondo, non si può ignorare come lui disegni un boa che ha inghiottito un elefante. In libreria spopola in centomila edizioni diverse, grandi, piccole, cartonate, o il classico vecchio libricino bianco.

Quando me l’hanno regalato avevo dieci anni. L’ho detestato. Quando l’ho riletto, anni dopo, ho ritrovato tra quelle righe qualcosa di mio. E ho iniziato ad amarlo. Il piccolo principe in fondo non è affatto un libro per bambini. E’ un libro per adulti che non hanno dimenticato com’è essere bambini. Alla mia edizione de Il piccolo principe sono visceralmente legata perché sulla prima pagina, la persona che me lo regalò scrisse per me una dedica incomparabile:

“Giulia, tu sei per me quello che la volpe è per il piccolo principe”.

E se non sapete chi è la volpe vi consiglio proprio di andare a scoprirlo.

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L’inconfondibile tristezza dell’ora di narrativa

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Sempre più spesso, nel recensire un classico, mi capita di imbattermi nei commenti negativi di chi, dopo le letture scolastiche, non si è più voluto cimentare nella lettura di un’opera. In base alle mie stime, Verga, Manzoni e Dante sono i più colpiti da questo triste destino. Ma c’è di peggio: se i classici vengono avvertiti come noiosi e mai più toccati, può anche accadere che le letture scolastiche facciano passare definitivamente la voglia di aprire qualsiasi genere di libro. Ormai sento di poterlo affermare con certezza: ne ha stroncate di passioni letterarie la famigerata ora di narrativa! … continua a leggere su Temperamente.

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Happy Readers, quando i libri fanno ingrassare

Questa settimana, nel mio articolo su Temperamente parlo dell’ultima discutibile iniziativa del colosso dei fast food. In Inghilterra McDonald’s lancia Happy Readers: libri al posto dei giocattoli nel celeberrimo Happy Meal. Gioverà allo scarso amore per la lettura dei bambini inglesi? O lenirà il senso di colpa delle mamme? A voi l’ardua sentenza. Ovviamente leggete e commentate su Temperamente!

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Accadde a Natale

“Natale non è Natale senza regali”, si lamentò Jo, sdraiata sulla coperta.
“È così spiacevole essere poveri!” sospirò Meg, abbassando lo sguardo sul suo vecchio vestito.
“Non è giusto che alcune bambine possano avere tutto ciò che desiderano e altre non abbiano niente”, aggiunse la piccola Amy, tirando su con il naso con aria offesa.
“Ma abbiamo il papà e la mamma, e la compagnia una dell’altra”, disse Beth compiaciuta dal suo angolo.
A queste parole la luce del caminetto sembrò come ravvivare i quattro giovani visi, che però si rabbuiarono subito quando Jo disse tristemente: “Ma papà non c’è, e non lo vedremo ancora per molto.” Non disse “forse mai”, ma ciascuna di loro aggiunse in silenzio queste parole, pensando al padre lontano, sul campo di battaglia.

(Piccole donne, Louisa May Alcott)

L’avete letto? Se vi manca siete imperdonabili. Filate a comprarlo.

Buon Natale

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La rivincita degli introversi

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Sono nata introversa. Lo sono sempre stata e da un po’ di tempo mi sono anche rassegnata all’idea che lo sarò sempre. Sono poco socievole, amo il basso profilo, non amo stare al centro dell’attenzione. A scuola sapevo la risposta ma non alzavo mai la mano, in chiesa leggere la preghiera dal pulpito mi mandava nel panico, alle feste non ballavo mai. Fin da piccola sono stata convinta di avere qualche serio problema, mi sentivo terribilmente diversa dagli altri bambini.

Mi consolavo con le avventure di Violetta la timida di Giana Anguissola . E’ un libro fantastico, che ho ereditato da mia madre e che vendono ancora. Se conoscete bambini timidi, se lo sono i vostri figli, regalateglielo. E’ una lettura che non si dimentica. Violetta mi ha insegnato che la timidezza non è una cosa di cui bisogna vergognarsi, ma che bisogna imparare a gestirla per affrontare ugualmente le situazioni della vita.

La parte più faticosa nella vita di un introverso, infatti, è fare finta di non esserlo. Non è un’occupazione che si possa sostenere a tempo pieno (altrimenti saremmo estroversi, chiaro), ma ogni tanto bisogna far finta di padroneggiare situazioni sociali che ci mandano completamente nel pallone. Io ad esempio qualche anno fa ho deciso di cominciare a scrivere per un piccolo giornale online. E’ stata un’esperienza bellissima e allo stesso tempo tremenda. Ho sudato freddo ad ogni conferenza o intervista, anche solo quando ho dovuto fare delle foto o chiedere un numero di telefono. Oggi, anche grazie a quell’esperienza ho fatto dei passi in avanti. Ma non sono guarita, non guarirò mai.

La buona notizia? E’ che non sono malata, sono solo parte di quel terzo della popolazione mondiale che si sente come me e che oggi, grazie ad un saggio (che non ho ancora letto ma che agguanterò presto in libreria) di Susan Cain intitolato Quiet, il potere degli introversi è protagonista di una rivincita. Secondo la Cain gli introversi sono una categoria sociale da emancipare, al pari delle donne negli anni 50 e 60. Devo ammettere che questo libro mi incuriosisce non poco. E’ appena uscito in Italia ma ha venduto oltre un milione di copie negli Usa e sta interessando la stampa di mezzo mondo. Lo leggo e vi dico che me ne pare.

Nel frattempo, domani Giulia la timida affronta il suo esame di laurea di fronte a un’aula di 200 persone. Fatemi gli auguri.

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Non abbandonarli!

C’è un dato, in questa estate 2012, che mi ha particolarmente stupita e sconfortata. Simona Novi, presidentessa dell’Associazione volontari canile di Porta Portese, ha dichiarato che questa estate hanno varcato le porte dei canili circa il 30% di cani in meno rispetto al 2011. È una bella notizia, ovvio che sì, ma c’è anche da chiedersi da cosa dipenda questo calo. La teoria ipotizzata dal giornale da cui ho tratto la notizia è che quel 30% di cani sia rimasto a casa a godersi l’estate con quel 30% di italiani che quest’anno, per la crisi, non è riuscito ad andare in vacanza. Tutto ciò è avvilente visto in questa prospettiva: i nostri amici a quattro zampe sono gli unici ad aver beneficiato della crisi e rischiano col ritorno di tempi migliori di tornare a trascorrere le ferie sul ciglio della strada. Quegli stessi padroni che quest’anno hanno passato ferragosto in città in compagnia dei loro animali, sono gli stessi che l’anno prossimo non si farebbero scrupoli ad abbandonarli per le sacrosante ferie.

L’amore per i nostri animali dovrebbe prescindere da logiche così egoistiche, avere un cane o un gatto è un impegno che richiede cura, dedizione e anche sacrificio. Sono sentimenti che sarebbe meglio instillare da piccoli e a tal proposito voglio segnalarvi un titolo interessante per le letture animaliste per i più piccoli:

Un gatto non è un cuscino di Christine Nostlinger è la storia di un gatto con tanti padroni. Strappato alla sua mamma il gatto viene sballotato qua e là cambiando continuamente nome, identità e abitudini di vita. Alla fine il gatto, stufo di una vita da peluche, decide di scappare e di iniziare una nuova vita da gatto libero. Il libro è scritto con linguaggio semplice e spiritoso. Leggendo si prova un senso di disagio per le limitazioni inflitte al gatto dai suoi padroni e si impara a rispettare la dignità degli animali in quanto tali, non giocattoli o oggetti da piegare alle nostre esigenze.

Edizioni Piemme, adatto a bambini dall’età di 5-6 anni (o anche prima se lo leggono la mamma e il papà).

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Bici mania

Mode estive. Ogni anno ha la sua e ogni anno cerco di non farmi coinvolgere, ma devo ammetterlo: questa volta ho ceduto. Sì, perchè la nuova moda che impazza nell’estate 2012 mi piace particolarmente. L’avrete vista su tutte le riviste, la protagonista dell’estate quest’anno è lei: la bicicletta. A furia di leggere di iniziative per i ciclisti, vacanze in bicicletta, consigli di look per pedalare in città, statistiche sulla benzina che risparmieremmo se pedalassimo di più, foto dei ministri danesi che a lavoro ci vanno in bici mica in auto blu e la bici leopardata di D&G in ogni servizio di moda, ho deciso anch’io di buttarmi nella mischia e ho comprato lei:

Vi presento Azzurra. Dopo 5 minuti che pedalavo già mi sentivo regredita all’età di 10 anni, quando passavo le giornate in bici e avevo un modello esattamente come questo: da città, con il cestino e il campanellino vintage.

Ora, io sono la classica ciclista della domenica ma lo scopo di questa bici è quello di trasformarmi in una ciclista del lunedì, del martedì, etc. e ho pensato, come sempre, di cercare un’ispirazione letteraria per questo mio nuovo proposito. L’archetipo letterario per ogni biciclettaro non può che essere «il vecchio Alex», il protagonista di Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi.

Devo la lettura di questo romanzo ad uno dei pochi librai appassionati che ho incontrato sulla mia strada. Jack Frusciante è uscito dal gruppo è un meraviglioso romanzo adolescenziale ma che consiglierei anche agli adulti. Ricordo di averlo fatto leggere a mia madre e che era piaciuto tanto anche a lei. È una storia d’amore e di un pezzo di vita di un ragazzo di diciassette anni ma scordatevi Tre metri sopra il cielo perchè il vecchio Alex è molto più figo. Lui, tanto per cominciare, va in bici, niente moto da corsa o scooter da fighetto.

Non ho bisogno di uno scooter o di una moto, non ho bisogno di fare i compiti per domani, non ho bisogno del telegiornale, della gente, di una casa. Basta il fresco sulle braccia, basta la fotografia mentale di Aidi seduta sul letto in camera sua a gambe incrociatem assorta sul libro di greco….] Mi basta sapere che tra qualche secondo lei sentirà il campanello della mia bici e scenderà a darmi un bacio. E quando riporto il cambio sul rapporto maggiore e pedalo gli ultimi colpi fluidi girando attorno al seminario e poi scendo con la ruota posteriore che scalcia inchiodata dal freno fino allo spiazzo e alla casa di Aidi, be’, sono convinto che il paradiso sia un posto abbastanza del genere.

E poi c’è Aidi, il suo grande amore, ma Alex non la chiama mai così. Il bello di questo romanzo è che parla d’amore senza mai nominarlo, senza mai cedere a quel romanticismo posticcio da romanzi di Moccia, un po’ come nelle canzoni di Battisti, per me le più romantiche in assoluto ma mai melense. Quello di Alex e Aidi è un amore puro, come ai telefilm adolescenziali non verrebbe mai in mente di rappresentarlo.

Guardare in silenzio le labbra, i capelli, le mani di Aidi alla luce di quella candela, era un’emozione maesosa come sdraiarsi sui binari e fermare una locomotiva con la sola forza delle gambe o nuotare in apnea, per ore, in un mare -perdonatelo- di tè fresco alla pèsca. Ma di tutto questo, il vecchio Alex si sarebbe accorto più tardi, poiché in quei giorni sentiva solo un misto portentoso di felicità e inquietudine mai provato prima. Aidi gli sembrava una fata luminosa e un’Entità imperscrutabile.

Per me è un libro cult, uno di quelli che ho amato e riletto di più. Se andassi avanti finirei per citarvi l’intero libro, vi copierei pagine intere perciò leggetelo. E se siete un po’ grandicelli leggetelo con cuore puro, tornate indietro, provate a sentirvi adolescenti, solo così vi piacerà. Vi lascio con la frase finale:

Comunque no, non piange mica. E poi è un Girardendo, kazzo… Diobbuono cosa fila, adesso. Ehi, dico, lo vedete? Ma si, lasciamolo correre questo ragazzo, e date retta al sottoscritto che lo conosce da sempre. Se ha gli occhi un pochino lustri , è per via che il vecchio Alex, quando fila così come il vento

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Barbie non abita più qui

Barbie è diventanta calva. Non so se avete seguito la questione. Negli ultimi mesi è nato un gruppo su Facebook per sostenere la richiesta fatta alla Mattel da una bambina malata di cancro: avere un Barbie che, come lei, abbia perso i capelli. La Barbie calva nelle intenzioni delle due mamme dovrebbe aiutare le bambine malate e le figlie delle donne malate ad accettare più facilmente la caduta dei capelli. La Mattel ha dovuto capitolare. Il gruppo americano ha lanciato una petizione. I suoi 150 000 fan sono pochi rispetto ai 4 milioni di fan di Barbie ma l’azienda non ha voluto rischiare accuse di insensibilità.

Ma… c’è un ma, tanto per cominciare non sarà una Barbie ma un’amica di Barbie. Non verrà distribuita, non la troveremo dunque nei negozi. Barbie non esce con l’amica calva. Verrà inviata direttamente ai bambini calvi, tramite la Children’s Hospital Association e la National Alopecia Areata Foundation. La bambina calva americana avrà una bambola a domicilio, una che nessun altro potrà avere. Tanto per sottolineare la differenza.

E allora, mi sono trattenuta fin troppo, devo dirlo! Io Barbie l’ho sempre odiata e se possibile ora la odio ancora di più. Lancio un appello: mamme non comprate le Barbie alle vostre figlie. Metterete nelle loro mani l’immagine della perfezione irraggiungibile: Barbie è magra, bionda, fisicamente ineccepibile, ha vestiti bellissimi, casa super accessoriata, fidanzato fighissimo… insomma Barbie è un prototipo di donna che non esiste. E menomale.

Devo dire che io e mia sorella eravamo troppo avanti da piccole perchè questa cosa l’avevamo capita subito e infatti le nostre Barbie hanno fatto tutte una brutta fine: capelli tagliati, decapitate, fatte a pezzi…. Non eravamo un modello di amore nei loro confronti ma ci tengo a precisare che eravamo due bambine molto sensibili al punto da giocare sempre con tutte le nostre bambole insieme per non farle sentire escluse! Giocavamo all’orfanotrofio. Sì lo so non si può sentire :-) ma giusto per sottolineare che non eravamo due mostri. Solo che le Barbie ci stavano antipatiche, ecco tutto.

Leggendo in giro sui blog ho notato che tra le bloggers ci sono tante giovani mamme e allora ho pensato che mi sarebbe piaciuto creare uno spazio nel mio blog anche per consigliare belle letture per bambini e ragazzi. Ho letto molto da piccola e ho tanti titoli da consigliare. Perciò amici indirizzate alle Librerie invisibili le mamme in cerca di consigli! Sono le benvenute.

Oggi, per restare in tema di bambole, vorrei consigliarvi il primo libro che ho letto di Bianca Pitzorno: La bambola viva. Bianca Pitzorno è una straordinaria autrice per bambini, direi prevalentemente per bambine, più per una questione di identificazione perchè le sue protagoniste sono prevalentemente femminili. La Bambola viva è un libro che consiglierei per una fascia d’età dai 6 agli 8-9 anni, è un libro breve e ci diverse figure.

Chiara e Carlotta sono due gemelle alle quali è appena nato un fratellino. La loro zia, per non farle sentire escluse regala loro un bambolotto e le bambine si divertono un mondo ad imitare la mamma. Un giorno però al parco una baby sitter distratta scambia la sua carrozzina con quella delle gemelle. Chiara e Carlotta si ritroveranno a gestire un bambino vero all’insaputa di adulti che non le prendono sul serio. Ma dove sarà il bottoncino per spegnere il bambino e farlo tornare una bambola?

Consigliato per i bambini e le bambine che stanno per diventare fratelli maggiori.

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